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Orgoglio e pregiudizio

Pubblicato il 16 maggio 2017

Sara Errani gioca la sua prima partita da pro nel 2001, sedici anni fa. È una quattordicenne come tante, ma con un sogno particolarmente ambizioso: entrare nel tennis che conta. Sara ha carattere da vendere, e pure talento. Perché senza una base tecnica solida, non ci puoi nemmeno provare. Eppure non è, all'epoca, tra le osservate speciali nel panorama nazionale. È una che lotta ogni giorno per cercare di coltivare il suo sogno, senza tanti proclami e facendo parlare i risultati. Solo una volta, papà Errani prende coraggio e decide di scrivere una lettera alla redazione del più antico mensile specializzato. Una lettera estremamente educata, come nello stile di famiglia, in cui si fa presente che tra le promesse del tennis tricolore, forse, conviene mettere pure lei.

 

Poco tempo dopo, sono nuovamente i risultati a imporsi sulle ipotesi. Sara cresce a vista d'occhio, sotto ogni punto di vista. E piano piano il sogno cominciava a trasformarsi in realtà. Fino a diventare concreto nel corso del 2007: a soli 20 anni, la piccola Errani è tra le top 100 del ranking Wta, e a qualcuno pare già sin troppo. Pare quasi un mezzo miracolo. A qualcuno, ma non a lei, che quei (presunti) limiti non li ha mai visti, o non li ha mai considerati tali. Al più, li ha considerati difetti da migliorare attraverso il lavoro, anche cambiando città, Paese, lasciando l'Italia per la Spagna. L'anno dopo, 2008, l'emiliana vince i suoi primi titoli Wta, entra stabilmente nel giro della Nazionale e trova in Pennetta e Schiavone due punti di riferimento. Due esempi da seguire. E magari da superare, qualche volta: batte tre volte Francesca, due volte Flavia, e pur restando la più giovane del gruppo, raggiunge un livello tale da rappresentare una certezza. Mentre in Roberta Vinci trova la compagna di doppio che cercava, quella perfetta per completarla.

 

Quelli che gridavano al miracolo per l'approdo tra le top 100, nel frattempo, non si fanno più sentire. Altri dicono che 'sì d'accordo, brava, però non durerà'. Avanti: dopo qualche stagione di assestamento, ecco l'esplosione. Nel 2012 Sara Errani diventa a sua volta un esempio da seguire, quando riesce nell'impresa di arrivare in finale al Roland Garros. Fi-na-le al Ro-land Gar-ros. Roba per pochi eletti. Finale che peraltro segue i quarti all'Australian Open e precede la semifinale agli Us Open. Risultati che le valgono l'ingresso tra le top 10, e poi nel 2013 la posizione numero 5 in classifica, seconda italiana di sempre dopo il quarto posto della Schiavone. Sara non è una meteora, se rimane per due anni tra le prime dieci, per tre nelle top 15, per 4 nelle top 20. Senza contare gli Slam in doppio. Dalla quattordicenne sognante che partiva senza molte attenzione degli addetti ai lavori, all'entrata nella storia del tennis italiano. Perché di questo si tratta.

 

 

A cosa serve questo riassunto? Serve a ricordare tutto, non soltanto ciò che conviene per dare ragione alle proprie convinzioni. Da quando ha cominciato ad accusare qualche difficoltà, sostanzialmente un calo di fiducia e di risultati, molto mentale e poco tecnico, Sara è finita nell'occhio del ciclone più di una volta, reagendo alla sua maniera: chiudendosi un po', tenendo per sé quella rabbia che in cuor suo certamente prova per non riuscire a dar continuità al suo rendimento. Mentre i detrattori riemergono e mettono nuovamente in risalto i (presunti) difetti, parlando del passato come di un regalo della sorte.

 

Sara Errani, mentre il movimento tricolore è alla ricerca di nuove leve che possano rimpiazzare le nostre 'Fab Four', è destinata a restare la leader del tennis italiano femminile per i prossimi anni, a fare da traghettatrice in Fed Cup, a tentare l'exploit nei grandi tornei. E tutto questo lo farà cercando, come sempre, di lavorare quotidianamente sui propri difetti. Cambiando tutto quello che può (ricordate la racchetta?), cambiando abitudini, convinzioni, certezze, idee. Perché Sara è persona intelligente e sa benissimo che cambiare è sintomo di vivacità intellettuale, è peculiarità di chi non si accontenta e non si abbatte nei momenti negativi. Di chi non segue ciò che è giusto per tutto il mondo, ma segue ciò che è giusto per se stesso. L'orgoglio, contro i pregiudizi.