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RESTAURAZIONE

Pubblicato il 20 marzo 2017

Dopo aver battuto Stan Wawrinka, dopo aver vinto Indian Wells e aver messo in bacheca una doppietta tra Australia e California che gli mancava dal 2006, dopo tutto questo Roger Federer è tornato al numero 6 del ranking mondiale. Che vale una classifica virtuale di numero 4, considerati i punti in scadenza ai rivali nella prova di Miami. Con Novak Djokovic e Andy Murray che stentano a trovare la condizione, con Rafa Nadal appena incontrato e battuto due volte su due, questo Federer che va verso i 36 anni può legittimamente ambire al trono del tennis mondiale. Una situazione che pareva incredibile solo pochi mesi fa, e che si sta concretizzando di fronte agli occhi adoranti di un mondo della racchetta ormai travolto dall'amore per il fenomeno di Basilea. Basta pensare alla semifinale californiana contro Jack Sock, idolo di casa, nella quale il pubblico americano non ha nascosto il suo tifo in favore di Roger, a scapito persino dell'orgoglio a stelle e strisce. Per un altro Paese forse non sarebbe così clamoroso, per gli Stati Uniti sì. È un ennesimo segno che la grandezza di Federer ha superato ogni confine, ogni barriera, e che non c'è posto nel mondo dove lo svizzero non si senta a casa. Anche questa, in fondo, è una vittoria da mettere nel palmarès, perché mai nessuno prima di lui aveva saputo raccogliere consensi così unanimi: dagli esteti agli amanti del fair play, passando per chi vorrebbe sì un qualche ricambio generazionale, ma sempre con lui a fare da collante, fino ai 40 e passa.

Quello di Indian Wells è il titolo numero 5 in California e il numero 90 in carriera, per un Federer sempre più aggressivo e deciso a sviluppare una stagione tutta all'attacco. Così ha messo in un angolo anche Wawrinka, affatto rassegnato al ruolo di comprimario che un po' tutti gli avevano assegnato alla vigilia. Era pure riuscito a portarsi avanti di un break, il numero 3 del mondo, in avvio di secondo parziale, ma il 2-0 non è bastato a far girare il confronto, con un rivale pronto a rimettere le cose a poste in pochi minuti. Dal 2-2, Federer ha concesso poco sul proprio servizio, andando invece sempre a stuzzicare le debolezze del connazionale, fino a chiudere al dodicesimo game: 6-4 7-5. Ora arriva Miami, dove Murray non ci sarà, dove Djokovic è in dubbio, e dove però nemmeno Roger si trova particolarmente a suo agio. L'ultimo successo dell'elvetico è datato 2006, quando riuscì a battere in tre tie-break quello che oggi è il suo allenatore, Ivan Ljubicic. L'anno prima, Roger si era imposto su Nadal, mentre in seguito sarebbe cominciata l'epoca di Djokovic e Murray. Un'epoca che oggi pare decisamente lontana.