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RICOSTRUZIONE

Pubblicato il 12 febbraio 2017

E adesso bisognerà davvero ricostruire dalle fondamenta, bisognerà cercare di capire come andare avanti e cosa salvare da questa due giorni di Forlì, che ci riconsegna un'Italia incerottata, nel fisico e nel morale. Un'Italia di Fed Cup che si arrende a una Slovacchia più forte del previsto, capace di non lasciare nemmeno uno spiraglio di speranza nella domenica che ci condanna agli spareggi per non retrocedere ulteriormente, in una competizione nella quale solo pochi anni fa potevamo guardare tutti dall'alto in basso. Ora no, ora i tempi son cambiati e ce ne siamo accorti quando è bastata una Daniela Hantuchova lontana parente della stella che fu, per avere ragione di una Errani scesa in campo nonostante un problema fisico evidente che le ha impedito di essere competitiva. Una situazione in cui si è sentita eccome l'assenza di ricambi di vertice, e in particolare di quella Roberta Vinci che in Romagna sarebbe servita a tenere a bada l'esuberanza delle ospiti, convinte già dopo la giornata di sabato che il colpaccio era alla loro portata.

 

Colpaccio che si è concretizzato poco dopo, il tempo servito a Rebecca Sramkova per piegare il coraggio e la voglia di rivincita di Francesca Schiavone. Tanto decisa all'esordio, quando aveva portato il punto del vantaggio contro la Schmiedlova, quanto impotente di fronte alle bordate della vera scoperta di questo weekend forlivese, la 20enne Sramkova, solo di passaggio al numero 119 Wta. Così, ecco servito un 3-1 che fa male. E che ricorda da vicino una sconfitta in Davis di tanti anni fa, quella col Belgio dei fratelli Rochus a Mestre nel 2000, inizio del periodo più complicato della nostra storia tennistica al maschile. La speranza è che in questo caso le ragazze abbiano bisogno di meno tempo, per riprendersi, perché in fondo la situazione non è ancora compromessa. È vero che abbiamo Francesca Schiavone alle ultime uscite, ma è altrettanto vero che questa Errani così malconcia prima o poi dovrà rimettersi in sesto. E a quel punto avrà bisogno di una bella mano dalle giovani, quelle che a Forlì sono rimaste a guardare. Paolini, Trevisan, ma non soltanto. La giovane Italia dovrà maturare in fretta, più in fretta del previsto. Grazie anche al supporto del nuovo capitano, Tathiana Garbin.