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MIRJANA LUCIC BARONI, 17 ANNI DOPO

Pubblicato il 25 gennaio 2017

Altro che giovani rampanti. Il tennis femminile si scopre dominato dalle Over 30, per non dire Over 35. Se ad andare avanti sono le sorelle Williams, effettivamente, c'è poco di cui stupirsi (anche se Venus meriterebbe un capitolo a parte), mentre se tra le migliori quattro dell'Australian Open troviamo pure Mirjana Lucic Baroni, allora si può gridare alla sorpresa. E soprattutto si deve raccontare una storia assolutamente fuori dal comune. Quella di una ragazza venuta al mondo con un talento unico per giocare a tennis, che però in carriera ha conosciuto tante sfortune. Su tutte, quella di essere figlia di un padre-padrone che prima le ha rovinato l'infanzia, poi ha continuato a metterle paura al punto da costringerla a fuggire. Nata a Dortmund, in Germania, il 9 marzo del 1982, la croata Lucic ha proseguito vita e carriera negli States, dove ha pure incontrato l'uomo della sua vita, l'imprenditore italo-americano Daniele Baroni. Una sorta di riconciliazione con la metà maschile del mondo, che però non è stata preludio a una riconciliazione con Marinko, il padre ormai dimenticato.

Con la vittoria nei quarti su Karolina Pliskova (6-4 3-6 6-4), Mirjana è tornata indietro di almeno 17 anni. Nel 1999, a Wimbledon, raccolse una semifinale Slam che sapeva di antipasto per una carriera pronta a sbocciare. Mentre un anno prima aveva toccato il suo best ranking in singolare, numero 32. Roba da stropicciarsi gli occhi per una campionessa in formazione capace, a 14 anni, di mettere in bacheca due Slam Under 18, New York e Melbourne. Oggi, proprio laggiù in Australia, la croata è tornata a brillare come allora, tanto che a prescindere dall'esito del primo Major dell'anno, lunedì si ritroverà almeno al numero 29, guadagnando 50 posti in un colpo solo e ritoccando il proprio record, a 19 anni di distanza. Probabilmente un altro primato, da aggiungere a quello della giocatrice ad aver atteso più tempo tra un successo Wta e l’altro: 16 anni e 4 mesi. Come se il tempo, per Mirjana, si fosse fermato, mentre la sorte si preoccupava di restituirle quanto le aveva tolto.

Quando mise piede nel circuito, la Lucic fu un lampo, qualcosa di difficilmente catalogabile. Perché il suo tennis fatto di accelerazioni continue non aveva paragoni, nell'epoca in cui al vertice c'erano Davenport, Hingis, Novotna, Seles e Graf. Con le Williams che stavano entrando di prepotenza nel grande tennis, ma senza ancora quel piglio da dominatrici che avrebbero assunto qualche stagione più tardi. Mirjana tirava tutto, senza pensare troppo. Nel circuito si diceva che, nel caso avesse pure capito a cosa servivano le righe, per le altre non ci sarebbe stato molto da fare. Un modo ingeneroso per far notare come nel suo tennis ci fosse talento da vendere e poca razionalità. Senza rendersi conto – perché allora non era poi così chiaro – che la sua testa era invasa dai demoni di un'infanzia troppo complicata e di un presente ancora chiuso in una gabbia. Una gabbia da cui, con la fuga dell'estate del 1998 (insieme a madre e fratelli), è riuscita finalmente a liberarsi. Per andare incontro a un futuro che adesso, a quasi 35 anni, è soltanto nelle sue mani.