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DJOKOVIC SHOCK!

Pubblicato il 19 gennaio 2017

Quando Novak Djokovic ha incassato un passante di rovescio millimetrico nel primo punto del quinto game del quinto set, il serbo ha cominciato ad avere davvero paura, mentre Denis Istomin ha cominciato davvero a credere nel successo. Quando Nole ha incassato un altro rovescio vincente, finendo sotto di un break, le paure sono aumentate, probabilmente sono diventate talmente pesanti da schiacciarlo. Da fargli dimenticare che in fondo qui, a Melbourne, aveva trionfato per sei volte, recuperando spesso match quasi perduti. Non stavolta. Stavolta ha vinto l'altro, l'uzbeko numero 117 al mondo. Uno che nella storia del tennis non ci entrerà, che di carisma ne ha poco e di popolarità ancora meno. Ma che si è rivelato più forte, più solido e più sicuro: 7-6 5-7 2-6 7-6 6-4 e Djokovic torna a casa.

Sconfitto sul campo e nel morale, il numero 2 al mondo, che cercava conferme di rinascita dopo un finale di 2016 ricco di dubbi. E che invece ha trovato nuove indecisioni, nuovi motivi per dubitare di se stesso, di come sta gestendo il momento più complicato della carriera. Intendiamoci, Istomin (a dispetto del ranking) è avversario insidioso, capace di avvicinare i top 30 qualche anno fa e in grado spesso di impensierire chi gli stava davanti. Ma contro i Fab Four aveva un bilancio impietoso: 0-19. Questo Djokovic, però, è molto meno 'Fab' di quello a cui eravamo abituati. E ora gli indizi per formare una prova ci sono tutti. La crisi è aperta, ammesso che in precedenza non fosse già stata acclarata.

C'è da capire chi saprà approfittarne, oltre a un Murray che viaggia ora decisamente più comodo sulla poltrona di numero 1. C'è da capire, fin da questo primo Slam stagionale, chi riuscirà a prendere il suo posto in un quarto di finale incredibilmente aperto. Dove persino Dimitrov, Gasquet e Goffin, talenti dal grande futuro alle spalle, potrebbero tornare a recitare da protagonisti. Ora bisognerebbe andare a dire a Fernando Verdasco che forse, quella partita persa all'esordio in maniera piuttosto netta, non era proprio tutta colpa del campo. Che non c'è un terreno ideale per far vincere – parole dell'iberico – '25 Slam a Murray e Djokovic nei prossimi anni'. C'è soltanto da fare i conti con giornate buone e giornate storte. Nel caso di Nole, con un lungo periodo dominato dal caos, letale per chi ha sempre fatto dell'ordine e della disciplina il suo punto di forza.

Nella notte australiana, per il resto, non c'erano state sorprese. Avanti Raonic su Muller nella sfida tra bombardieri; avanti Dimitrov su Chung in uno dei match più divertenti del torneo; avanti la Francia con Simon, Gasquet e Monfils, a segno rispettivamente su Dutra Silva, Berlocq e Dolgopolov; avanti 'nonno' Karlovic, brillante vincitore in tre set sull'australiano Whittington, nonostante la maratona del turno precedente con Zeballos, chiusa 22-20 al quinto; avanti Sascha Zverev nel derby della 'NextGen' contro Tiafoe. Stesso copione tra le donne, con Wozniacki, Konta, Pliskova e Cibulkova senza patemi al terzo turno. Mentre l'Italia piange, insieme a Sara Errani, per il ritiro dell'ultima azzurra in gara.