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Fuori i secondi

Pubblicato il 26 novembre 2016

Quando nonno Karlovic ha messo a segno il punto che gli ha fatto vincere il tie-break del secondo parziale contro Del Potro per 8 punti a 6, l'Argentina del tennis deve aver pensato di essere vittima di una maledizione. Invece, due set più tardi, 'Palito' ha rimesso le cose a posto e ha portato l'Argentina all'1-1 che era il risultato minimo per poter sperare di agguantare quell'Insalatiera mai entrata nella storia dello sport albiceleste. Ma c'è di più: considerata la fatica fatta da Marin Cilic nel battere Federico Delbonis (5 set con terzo e quarto dominato dal sudamericano), la Croazia non può esattamente dormire sonni tranquilli, di fronte a una squadra che – ora è chiaro – non è affatto Del Potro-dipendente.

Tutto questo nel solito clima Davis, più vicino al calcio che al tennis in certi momenti. Tanto che sulle tribune a tifare per i suoi connazionali c'era persino un'icona del pallone: Diego Armando Maradona. “Tutti quanti – ha detto 'Delpo' – desidererebbero vedere una leggenda come lui che sostiene la squadra. Il fatto di averlo presente mi ha caricato ancora di più”. Chissà se è vero. Intanto il pubblico di Zagabria ha dato una bella mano a Cilic, quando il padrone di casa pareva in balìa delle accelerazioni di diritto di Delbonis. “Federico era davvero molto aggressivo in campo e ha giocato un grande tennis, almeno fino alla fine del quarto set. Io all’inizio del quinto mi sono sforzato di rimanere concentrato per strappargli il servizio e questa è stata la chiave per arrivare al successo”.

Ora restano il doppio e gli ultimi due singolari. Con un pronostico ancora estremamente difficile da mettere nero su bianco. Perché la Davis dell'equilibrio sta mantenendo tutte le premesse della vigilia: tanto agonismo, tanta passione e partite che si risolvono su pochi punti, su pochi episodi. Poi rimane vera una regola del tennis, difficile da modificare anche in questa competizione: ossia che nei momenti cruciali sono i campioni ad avere una marcia in più, a capire cosa sta accadendo, a interpretare il momento gestendo meglio le emozioni. Ma – ipotesi – in un ultimo singolare decisivo tra Karlovic e Delbonis, chi dei due avrebbe questa sicurezza? Nessuno, probabilmente. Non il gigante croato, che a 37 anni cerca di entrare nel libro dei record. Non l'argentino, in crescita certo, ma lontano dal ruolo di protagonista che questa situazione gli impone. La storia della Davis è zeppa di 'numeri 2' che hanno fatto la storia: Stepanek, Troicki, Youzhny e tanti altri ancora. Chissà che anche da Zagabria non nasca una storia simile – così tremendamente affascinante – da raccontare.