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ARGENTINA VS EUROPA

Pubblicato il 18 luglio 2016

Se leggiamo la storia della Davis, la sorpresa (negativa) dei quarti siamo noi, è l'Italia. Perché in semifinale ci vanno tre squadre europee, tutte già in grado di vincere l'Insalatiera, più una sudamericana che quel trofeo non l'ha mai conquistato: l'Argentina, appunto. Se guardiamo al campo e alla qualità dei due movimenti, invece, è difficile parlare di risultato totalmente inatteso nella sfida sulla terra di Pesaro. È vero che a comporre il 3-1 per l'Albiceleste hanno concorso diversi eventi poco fortunati: la pioggia di venerdì, l'infortunio di Seppi, i cinque set del doppio perso sabato. Ma resta il fatto che l'Argentina ha lasciato Del Potro in panchina per i singolari, trovando nel 25enne Federico Delbonis l'uomo chiave del confronto. Segno di solidità, in un momento in cui le classifiche dei sudamericani non sono esaltanti.

 

Così Fognini e compagni devono rinunciare al sogno semifinale, in un'edizione della Davis che pare davvero aperta a ogni soluzione. E nella quale, dunque, una sconfitta del genere fa doppiamente male. Tra le prime quattro ci sono Gran Bretagna, Francia e Croazia, che rappresentano una buona fetta di Vecchio Continente, e che pur senza brillare sono riuscite a trovare la strada per mantenere vivo l'obiettivo di arrivare in cima al mondo. Chi ha messo in campo tutto ciò che aveva, sia per quanto riguarda i giocatori, sia per cuore e determinazione, è la piccola Croazia. Che a Portland ha confezionato una delle imprese più importanti della sua storia: sotto 2-0 con gli americani, Cilic e Dodig hanno piegato i Bryan, mentre negli ultimi due singolari sono stati lo stesso Marin Cilic e il giovane Borna Coric a ribaltare il punteggio superando Isner e Sock, senza nemmeno patire troppo.

 

Uno shock per gli americani, che stavolta ci credevano sul serio; un nuovo momento da ricordare per la repubblica slava, la prima della ex Yugoslavia ad aver vinto il titolo da indipendente, nel 2005 grazie al supporto determinante dell'attuale coach di Roger Federer, Ivan Ljubicic. Usa-Croazia è stata la partita di livello più alto, quella dove entrambe hanno messo sul piatto le migliori pedine. Per contro, dalla parte opposta, c'è un Serbia-Gran Bretagna che ha vissuto di comprimari, viste le assenze dei primi due giocatori del mondo: Novak Djokovic da una parte, Andy Murray dall'altra. L'eroe dei britannici è diventato Kyle Edmund, 21enne nato a Johannesburg capace di battere in tre set sia Tipsarevic nella giornata d'esordio, sia Lajovic nella domenica decisiva. Una sorpresa non tanto per la qualità del suo tennis, quanto per una tenuta mentale che non gli si conosceva.

 

Infine c'è la Francia, che sta nel mezzo: non ha trascurato l'impegno con la Repubblica Ceca (come accade sempre Oltralpe, dove la Nazionale è rispettata da tutti) ma si è dovuta affidare a quattro giocatori diversi per espugnare l'arena di Trinec: Pouille e Tsonga in singolare, Herbert e Mahut in doppio. Un segno di compattezza e solidità, in una Davis che spesso propone degli 'one-man-show'. Gran Bretagna-Argentina e Croazia-Francia saranno le semifinali di metà settembre, due sfide che portano in dote tanti interrogativi, tante incertezze legate ai protagonisti. E che sono quasi impossibili da pronosticare. Di certo resta solo il fascino della Davis: una competizione forse anacronistica, qualche volta trascurata, ma che resta unica e inimitabile, non solo nel tennis ma nell'intero mondo dello sport.