blog
home / BLOG / Il rito di Wimbledon: The Queue

Il rito di Wimbledon: The Queue

Pubblicato il 3 luglio 2016

È la coda più famosa del mondo, al confronto della quale impallidiscono persino quelle per i Floating Piers di Christo. Stare nella 'queue' di Wimbledon è una delle tappe obbligate per ogni appassionato di tennis. Una di quelle cose che si devono fare almeno una volta nella vita. Funziona così: ci si mette in fila (molto british, dunque ordinata) a Wimbledon Park, parking lot numero 10. Da lì, si passa attraverso il golf club, i controlli di sicurezza, e infine al Gate 3. Ogni giorno, 'in palio', ci sono alcuni posti (pochi, circa 500) per Centre Court, 1 e 2, oltre a molti di più (circa 6000) per i campi secondari, dove con un po' di fortuna si trova un posto a sedere, altrimenti ci si adatta a stare in piedi. Che poi, alla fine, qui dentro non conta la comodità, conta solo esserci.

'The queue' è un rito di passaggio verso il Tempio, ma è essa stessa un'esperienza che può valere il prezzo del biglietto (da pagare rigorosamente cash). Magari più di una giornata disturbata dalla pioggia, come tante di questa edizione. Nella 'queue' trovi tanti appassionati, puoi fare amicizia, puoi passarci la notte con la tenda, se decidi di voler scommettere sulla buona sorte di trovare qualche tagliando per le partite che contano. E puoi trovare persino Judy Murray, la madre di Andy, che ti porta un bicchierone di caffè. È accaduto, non è una leggenda. I prezzi non sono popolari, ma è Wimbledon, mica una sagra di paese. A meno che ci si accontenti della 'Henman hill', la collinetta poi ribattezzata 'Murray mound', dove è piazzato un maxischermo e dove per 5 sterline arrivano i tifosi dell'ultima ora. Meno british forse, più passionali. Come quelli che affollarono il Centrale per la finale vinta da Goran Ivanisevic su Pat Rafter, di lunedì, nel 2001.

Wimbledon, Londra, sono così. Sono legati a doppio filo alle tradizioni, anche se qualche volta bisogna mettere davanti a tutto una buone dose di realismo e rinunciarvi per il bene del torneo. Come nella vicenda del 'middle Sunday', la domenica di mezzo, solitamente destinata al riposo. Stavolta non andrà così, per la quarta volta nella storia (dopo 1991, 1997 e 2004), perché Giove Pluvio ha deciso di metterci del suo. La prima settimana è stata tra le più piovose in assoluto, e neppure il tetto ha potuto salvare granché. Ha salvato il Centrale e le tivù, ed è questo in sostanza il suo ruolo principale (su cui, di conseguenza, si potrebbe discutere), ma non ha salvato i giocatori costretti su tutti gli altri campi. Così niente riposo, niente giornata di gossip per i tabloid, niente shopping. Si gioca anche di domenica, e saranno tante le storie da raccontare.