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LA PIOGGIA MISCHIA LE CARTE

Pubblicato il 1 giugno 2016

Non si può dire sia un'edizione fortunata, quella di quest'anno del Roland Garros. Già i forfait di Roger Federer a inizio torneo e di Rafa Nadal al terzo turno avevano reso meno attraenti le due settimane parigine. Ma a mettere ulteriormente in difficoltà l'organizzazione ci si è messa pure la pioggia. Talmente abbondante e fastidiosa da far rimpiangere il clima del Foro Italico, altro appuntamento che nell'ultima edizione non è stato esattamente baciato dal sole. A voler guardare con un certo ottimismo tutti gli aspetti del meteo inclemente, però, si scopre pure una nota di interesse: la pioggia di questi giorni ha truccato le carte come nessun altro evento avrebbe saputo o potuto fare.

 

Così abbiamo visto un Novak Djokovic in seria difficoltà nelle fasi iniziali contro lo spagnolo Roberto Bautista Agut, rivale sconfitto in precedenza per quattro volte su altrettante partite. Bautista è numero 16 al mondo, ha qualità importanti sotto il profilo tecnico, ma vederlo comandare il gioco contro il serbo è stato evento più unico che raro. Merito suo, ovviamente, ma pure del campo pesante che ha suggerito a Nole una certa prudenza, in attesa che le cose si sistemassero (ma non in maniera definitiva) col passare dei minuti.

 

C'è lo zampino della pioggia anche nelle sconfitte di due delle favorite per il titolo femminile: la numero 2 Radwanska e la numero 6 Halep. Aga era avanti di un set e di un break contro la bulgara Pironkova prima della sospensione, poi al rientro si è beccata un parziale negativo di dieci game e ha visto sfuggire un match che aveva in pugno. La rumena invece ha subito i colpi robusti di Sam Stosur, che su campi pesanti pagano ben più che altrove. Le due sconfitte non l'hanno presa bene. “Nessuno si preoccupa di cosa pensiamo noi giocatrici”, è stato il loro commento a fine gara, col dito puntato contro gli organizzatori che non hanno atteso momenti migliori, mettendole in campo malgrado pioggia e condizioni limite.

 

Una bella grana per Parigi, questa del maltempo. Una grana che una volta di più riporta d'attualità la questione del tetto sui campi principali. In questo senso il Roland Garros deve attrezzarsi rapidamente (cosa che peraltro sta facendo) per mettersi alla pari con gli altri Slam, prima che il malcontento dei giocatori si allarghi a macchia d'olio. È pur vero che il tetto serve più alle tv, per mantenere vivi i palinsesti, che non ai campioni, comunque tutelati e in grado di difendersi. E serve soprattutto per garantire la regolarità delle fasi finali del torneo, considerato che un giorno di pioggia in avvio, quando c'è un mare di campi da utilizzare, rimane comunque un problema serio.