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Il poker di Serena

Pubblicato il 15 maggio 2016

È durato un set, il sogno di Madison Keys. Come nel primo precedente contro Serena Williams, in Australia nel 2015. Poi la numero 1 del mondo ha cambiato marcia, ha vinto il tie-break del parziale di apertura per 7 punti a 5, ed è volata sul 3-0 con due break nel secondo. Un tentativo di rimonta della sfavorita c'è stato, ma non è andato oltre il game del 3-5, per poi vedere la rivale in trionfo pochi minuti dopo. 

Non è stata una partita bellissima, ma le condizioni non erano semplici (vento e freddo) e c'è ancora troppa distanza tra le due per potersi attendere una sfida da ricordare. Madison Keys, avanti di questo passo, diventerà una su cui puntare per i grandi eventi, perché ha servizio (anche se nella finale è andato a singhiozzo), colpi pesanti da fondo (clamorosi alcuni diritti vincenti), fisico e una mentalità da top player. Ma ha 21 anni e non è un fenomeno assoluto in termini di talento, dunque avrà bisogno di tempo per oliare i meccanismi ed essere davvero competitiva con tutte.

Stavolta ha trovato una Serena che ha fatto il suo compitino senza strafare, ma che ha dimostrato di essere lucida e in progresso. Al punto da tornare alla vittoria dopo nove mesi di astinenza (il titolo precedente a Cincinnati nell'agosto 2015), con il quarto trofeo di Roma, dopo quelli del 2002, del 2013 e del 2014.

Una Serena di nome e di fatto, che ultimamente aveva avuto buoni motivi per odiare l'Italia (leggi Us Open 2015), ma che stavolta si è presentata per la premiazione parlando addirittura la nostra lingua, sotto lo sguardo affettuoso della sorella Venus. “Amo Roma, vincere qui è straordinario e ti dà emozioni uniche – dice Serena – ma oggi sono contenta soprattutto del mio atteggiamento. Niente stress, niente ansia, ero solo contenta di scendere in campo e di giocare. Così sono riuscita a portare a casa una partita affatto semplice, contro una ragazza che potrà arrivare, in futuro, a essere la migliore al mondo”.