blog
home / BLOG / Non era un bluff

Non era un bluff

Pubblicato il 12 maggio 2016

Dunque non era un bluff.

Quando Roger Federer è arrivato in conferenza stampa al termine della sfida d'esordio vinta con Zverev, per dire che non era sicuro di giocare l'indomani, che non avrebbe vinto il torneo, che non stava troppo bene, qualcuno gli aveva creduto e qualcuno no.

Ma oggi il campo ha detto che, in effetti, il Re non era in condizione e nemmeno era troppo disposto a mettere a rischio la sua schiena. Malgrado questo, è riuscito a tenere testa all'astro nascente Dominic Thiem, ma ha finito per arrendersi col punteggio di 7-6 6-4 al termine di una sfida decisamente sfilacciata, senza un canovaccio. Un po' come fosse un allenamento o un'esibizione.

In particolare in avvio, proprio per l'atteggiamento anomalo di Federer, Thiem ci ha capito poco e, complice la consueta soggezione del giovane di fronte alla leggenda vivente, sono arrivati tanti errori gratuiti e poche emozioni. Poi, a fine primo set, Roger ha cambiato marcia, ha trovato un po' di regolarità evitando smorzate al limite e altre trovate estemporanee. E paradossalmente ha messo finalmente in palla pure l'avversario, che ha cominciato a sbagliare meno e ha incamerato il tie-break timbrandolo col suo marchio di fabbrica: un vincente di rovescio. Nel secondo, il break al quinto game ha spalancato all'austriaco le porte dei quarti di finale, rimandando l'ennesimo assalto di Federer al titolo di Roma. Un assalto velleitario, per quest'anno, ma non certo per colpa sua.

Arrivato nella Capitale con la schiena dolorante, Roger ci ha provato per quanto ha potuto, si è allenato cercando di capire quali erano i suoi limiti, ha onorato la manifestazione pur in condizioni precarie. Ed è anche per questo che gli applausi del pubblico del Centrale sono arrivati lo stesso, copiosi, come si deve a un mito in difficoltà.

L'obiettivo dell'elvetico è riprendersi in tempo per Parigi e proseguire nella stagione con la cautela necessaria per arrivare integro a Rio, alle Olimpiadi. Con la consapevolezza di non dover chiedere troppo a fisico e testa, per rimanere in alto fino alla fine.