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VECCHI, NUOVISSIMI FAB 4

Pubblicato il 8 maggio 2016

C'erano una volta i Fab 4. E forse ci sono ancora. Ma le prime settimane di terra rossa ci hanno detto che non sono più quelli di una volta. I nomi, quelli sì, non sono cambiati. Novak Djokovic, indiscusso dominatore degli ultimi mesi (al netto del passo falso di Monte-Carlo); Rafael Nadal, redivivo; Andy Murray, concentrato a metà tra sforzo in campo e lavoro da papà; e Roger Federer, in versione contagocce. I protagonisti dunque sono sempre loro, ma sono cambiate le dinamiche. Anzi, le dinamiche sono in continuo mutamento. A ricordarcelo anche la terra rossa – fu blu – di Madrid.

 

Se il Masters 1000 di Monte-Carlo era stato il torneo della rivoluzione, con Novak Djokovic sorpreso da Jiri Vesely all'esordio e con Rafael Nadal tornato al top, Madrid è stato quello della restaurazione. Serbo di nuovo sul trono e spagnolo fermato in semifinale da Andy Murray. Prima di partire da qui e avventurarsi in pronostici per le settimane future, è d'obbligo però una precisazione di natura tecnica. Soprattutto in vista degli impegni futuri sul rosso europeo, Roma prima, Roland Garros poi. La terra di Madrid è la più particolare, anche senza le bizze cromatiche di Ion Tiriac: il fatto di giocare in altura, la struttura avveniristica della Caja Magica e la conformazione della superficie rendono, a detta di chi scende in campo, le condizioni di gioco più veloci.

 

Il che potrebbe spiegare qualcosa: per esempio la vittoria di Murray su Nadal e l'unico set perso – solo in finale – in tutto il torneo da Djokovic. Eppure tutto questo non basta per prevedere il futuro, o almeno per farlo con accuratezza. Intanto c'è la variabile F, che sta per Federer: le condizioni fisiche dello svizzero, che comunque non ha mai vinto a Roma e ha un solo sigillo a Parigi, sono e restano a tutt'oggi un mistero dopo i forfait delle ultime settimane. E poi c'è Rafa, che nei prossimi appuntamenti troverà condizioni più simili a quelle di Monte-Carlo e che quindi raddoppia (almeno) la sua pericolosità.

 

Di certo se fino a qualche giorno fa si pensava che la sfida romana – e di riflesso parigina – sarebbe stata tutta tra Novak Djokovic e Rafael Nadal, oggi ci sono un paio di variabili in più da conteggiare. Ricapitolandole: un Federer più conservativo nei tempi di recupero e negli sforzi sulla superficie a lui più avversa, e un Murray rinfrancato dalle due ore e 6 minuti di gioco della finale madrilena. Rassicurato, rinvigorito nello spirito e nel morale dalla consapevolezza di essere non così lontano dai due litiganti: da Nadal, che ha battuto in due set; e da Djokovic, che ha fatto sudare freddo fin sulla linea del traguardo.

 

I due litiganti principali restano Nole e Rafa, pronti a rimpolpare una rivalità già leggendaria (con 48 scontri diretti, di cui 25 vinti dal serbo). Ma gli altri due ci sono, uno già allo scoperto sul campo e l'altro ancora acquattato all'ombra del riposo. Insomma, sono sempre loro: sono i vecchi, nuovissimi Fab 4.