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ZAMPATA MAGICA

Pubblicato il 9 aprile 2016

Alle zampate di Francesca Schiavone ormai siamo abituati. Ma anche a 36 anni compiuti la 'Leonessa' non smette di stupire. E ne piazza un'altra di grande livello. E di grande effetto. Lo ha fatto a Katowice, in Polonia, dove ha messo in fila una settimana da ricordare. Per il risultato certo (i quarti di finale raggiunti), ma soprattutto per un ricamo che ha pochi eguali. Il colpo che torna indietro, capace di far cadere le mascelle e di fare allo stesso tempo il giro del mondo via web e social. Vittima, la francesina Alizé Cornet, che come tutti non ha potuto far altro che guardare quella palla rimbalzare nel suo campo e poi ritornare al di là della rete. Cioè da dove proveniva, dal piatto corde educatissimo della Schiavone. Un secondo turno che non avrebbe quasi fatto notizia, se non per quella volée che in molti hanno definito – a buon titolo – magica.

 

Un tennis, quello fatto di ricami e tocchi di classe, che è molto più italiano che internazionale, specialmente se si tratta di circuito femminile. Tra le giunoniche “ove” dell'est e le macchinette da top-spin della scuola ispano-sudamericana, c'è ancora un spiraglio di classe che – come nella moda o nel design – parla l'italiano. Il gioco piatto funziona e fa vincere partite, ma non sempre sa emozionare. Il gioco a rete di Roberta Vinci invece, tanto per citare un'altra grandissima interprete di variazioni e “specialità”, dà a chi guarda qualcosa in più. I suoi back di rovescio, che sono diventati molto più letali e famosi negli ultimi mesi (dopo gli Us Open e la vittoria su Serena Williams) hanno il potere di trascinare. Perché inaspettati, inattesi, e per certi versi quasi dimenticati.

 

Ma la scuola azzurra, anche prima di Robertina ha incantato con queste armi lungo il circuito mondiale. E su palcoscenici di tutto rispetto. Basti pensare al Roland Garros. Era il 2010 quando proprio Francesca regalò all'Italia del tennis in rosa la più grande gioia di sempre: vincere a Parigi. I commenti di addetti ai lavori e non solo si sprecarono già allora: un rovescio a una mano come quello, le demi-volée a seguito delle discese a rete – sul rosso! – e la capacità di cercare e trovare variazioni anche al servizio. Tutte cose cui ci eravamo disabituati. Qualcosa che non si insegna, non del tutto almeno. E che evidentemente non si dimentica neanche. Visto che sei anni dopo, un centinaio di posti in classifica più in basso nel ranking e con molti meno occhi addosso, Francesca Schiavone lo sa ancora fare. Lo aveva detto, a chi le chiedeva di smettere a cavallo di queste ultime due stagioni: “Io mi diverto, giro per tornei e faccio quello che mi piace fare”. Se continua così, non è lei l'unica a divertirsi. Queste magie, queste zampate, fanno divertire tutti. Sono cose da ammirare, e magari da non provare a imitare al circolo, sotto casa. Anzi sì: perché in fondo in campo ci si deve divertire. È l'insegnamento di Francesca Schiavone, è l'eredità delle sue mille zampate.