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STELLE CADENTI

Pubblicato il 29 marzo 2016

Grigor Dimitrov non è ancora il campione che vorrebbe essere e che tutto il mondo del tennis attende da qualche anno. Ma anche in giornata non esattamente positiva, si può concedere il lusso di causare un'eliminazione eccellente. A dargli una mano in questo compito stavolta ci ha pensato il suo avversario, Andy Murray, troppo lontano con la mente dal campo da tennis per poter organizzare una resistenza adeguata. Nel terzo turno del Masters 1000 di Miami, non è bastato allo scozzese andare avanti per 3-1 al terzo, per incanalare l'incontro sui suoi binari. Così ecco confezionato il 6-7 6-4 6-3 che lascia la parte bassa del tabellone priva delle stelle più attese: il neo-papà Murray appunto, oltre a Rafa Nadal, costretto al ritiro al suo esordio contro il talentino bosniaco Damir Dzumhur.

A far compagnia alle stelle cadenti c'è anche Jo-Wilfried Tsonga, fermato da uno spagnolo atipico che da buona formichina si sta costruendo una carriera da (quasi) top 10. Si chiama Roberto Bautista Agut, ha 27 anni e nessun colpo che fa davvero paura. Per contro, possiede armi tipiche della scuola iberica (pazienza, regolarità) unite a una tecnica di esecuzione pulita, molto diversa da quella dei conterranei, che gli consente di essere più presente e più efficace in attacco. Dopo il 2-6 6-3 7-6 che gli ha consegnato il successo, Bautista ha posto l'attenzione sulle condizioni difficili (disumane, il termine utilizzato) delle giornate calde e umide di Miami. Ma tutto sommato, di fronte a uno come lui, sono gli altri a doversi mettere in allarme.

In allarme, intanto, ci deve essere pure lo staff di Serena Williams. L'americana perde colpi anche laddove pareva pressoché invincibile, come a Miami, dove ha trionfato otto volte e non perdeva dal 2012. Vinto il primo set con la russa Kuznetsova, Serena non ne azzecca più una, va in confusione e raccoglie la miseria di tre game. “Non posso vincere sempre – spiega in conferenza stampa – e comunque do sempre il massimo di quello che ho”. Solo che stavolta, la benzina era poca, con la combattente Svetlana pronta a raccogliere i cocci di un'avversaria chiamata ora a ritrovare convinzione e fiducia. Non sarà semplice, peraltro, ed è una frase della numero 1 a rivelarne l'attuale debolezza: “Sono io stessa ad avere grandi aspettative su di me, ma non è facile da sopportare”. Insieme a lei, crolla anche Aga Radwanska (vincitrice a Miami nel 2012), sconfitta dalla svizzera Timea Bacszinsky. Chi si salverà, dunque, tra le stelle sotto il cielo della Florida?