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YOUNG AMERICA

Pubblicato il 24 marzo 2016

Simone Bolelli al tappeto con l'emergente Taylor Fritz, Andreas Seppi che cerca la rivincita contro Donald Young. A Miami, secondo Masters 1000 della stagione, l'Italia al maschile incrocia la giovane America padrona di casa, con l'obiettivo – per adesso non riuscito – di ritardarne il più possibile l'esplosione. In realtà Young è più giovane di nome che di fatto, con i suoi 26 anni e le tante promesse non mantenute. Il mancino dagli occhi azzurri che ai tempi, una decina d'anni fa, aveva fatto gridare al nuovo McEnroe, ha sfruttato una parte davvero modesta di un potenziale importante: il best ranking lo piazza al numero 38, ben poca cosa per chi pareva indirizzato a raccogliere l'eredità dei top players a stelle e strisce. Donald invece s'è perso in un tennis troppo leggero per gli standard odierni, e il suo palmarès dove figurano al massimo titoli Challenger ne è una chiara dimostrazione. La sfida con Seppi è una replica di quella andata in scena a Indian Wells, dove l'altoatesino si era imposto in tre set.

Giovane lo è per davvero, invece, Taylor Fritz, giustiziere di Simone Bolelli. Diciotto anni, numero 81 al mondo, Taylor è pronto a raccogliere l'eredità di Andy Roddick, almeno nell'immaginario dei fan yankee. Perché è un atleta moderno, dal gioco brillante e votato all'attacco (tanto che dichiara l'erba come superficie preferita). E perché vince, senza troppi timori di fronte a quelli più navigati di lui. Una prova? La finale nell'Atp di Memphis, in questo folgorante avvio di 2016 che lo ha posto per la prima volta all'attenzione dei media generalisti. Bolelli sulla carta aveva le caratteristiche adatte per non subire troppo la veemenza del rivale, ma il bolognese non sta vivendo un periodo brillante e si è dovuto arrendere piuttosto nettamente: 6-4 6-2. Insieme a Fritz, nella nottata di Miami, hanno passato il turno pure gli altri giovanissimi Edmund, Zverev e Nishioka. Un gruppetto di promesse di cui sentiremo parlare.

Miami al maschile, dunque, proponeva una doppia sfida Italia-Usa, mentre tra le donne abbiamo già perso Camila Giorgi, sorpresa da Madison Brengle in un'altra di quelle partite troppo altalenanti cui la bella italo-argentina ci ha abituato. Con Sara Errani e Roberta Vinci che attendono al secondo turno, c'è da registrare pure la sconfitta di Francesca Schiavone, che però merita comunque un applauso ed è sempre più un esempio per le giovani di tutto il pianeta tennis. Costretta a passare dalle qualificazioni, l'ex campionessa del Roland Garros ha vinto i due match contro Han e Cirstea, guadagnandosi l'accesso al main draw dove a fermarla ci ha pensato Irina Falconi. In quanti, tra gli ex vincitori di Slam, avrebbero fatto altrettanto? In quanti continuerebbero a dare l'anima negli allenamenti e in partita, anche per arrivare a obiettivi scontati fino a poco tempo fa?

Miami – torneo per certi versi gemello di Indian Wells – dovrà dare risposte importanti anche ai protagonisti delle zone nobili del ranking. Al suo rientro nel circuito, Roger Federer riuscirà a dare fastidio a Djokovic trovando qualche crepa nella sua corazza? Murray e Nadal riusciranno a tenere fede ai pronostici nella parte bassa del tabellone? Juan Martin Del Potro (bene all'esordio con Pella) tornerà competitivo da subito ad alti livelli? E, tra le donne, Vika Azarenka proseguirà il suo momento d'oro o sarà ricacciata indietro da un sussulto d'orgoglio di Serena Williams? Questo chiede, Miami. Dovremo attendere dieci giorni, per avere tutte le risposte.