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IO NON HO PAURA

Pubblicato il 21 marzo 2016

Per vincere, nel tennis e nella vita, occorre una certa sicurezza nei propri mezzi. Occorre non aver paura di quello che succede attorno, dell'avversario che sta dall'altra parte della rete, delle attese del pubblico. Ecco perché Novak Djokovic e Vika Azarenka sono due campioni. Ecco come hanno sbancato Indian Wells: prima che col loro tennis, con la loro ostentata sicurezza. Certo per Nole era tutto più semplice, con una partita di fronte a Milos Raonic che lo vedeva nettamente favorito, e che in corso d'opera è diventata ancora più comoda per via del problema alla schiena del canadese. È finita 6-2 6-0, con poco, pochissimo da aggiungere oltre al punteggio. Un avvio perfetto del serbo (4-0), un finale di set dignitoso del rivale e una resa senza condizioni nel secondo: in tutto, un'ora e 17 minuti di un match mai, nemmeno per un attimo, in discussione.

Poi c'è la storia di Vika, che numero 1 lo è già stata nel 2012, dopo aver vinto il primo titolo Slam in Australia, ma che lassù in vetta ci è rimasta poco, o almeno non abbastanza viste le sue qualità. La 26enne di Minsk ha passato un periodo complesso, tra infortuni e una testa ballerina, che non le consentiva di concentrarsi sempre e comunque sul campo da tennis. Quest'inverno la svolta, con un lavoro intenso e i risultati che sono arrivati immediati: vittoria a Brisbane, quarti a Melbourne, e soprattutto vittoria a Indian Wells. Dove Serena Williams non ha perso, come spesso le capita, per demeriti suoi, ma perché ha trovato un'avversaria più forte. Una rivale, capace di piegarla con un netto 6-4 6-4, che prima della finale aveva messo in chiaro le cose: “Non sono tra quelle che scendono in campo sentendosi già battute”.

No, davvero. Le botte da fondo di Vika, oggi, sembrano quelle di quattro anni fa, forse meglio. E per contro Serena comincia a non avere più quella fame che le faceva superare ogni ostacolo. Così per il tennis femminile, adesso, potrebbe cominciare una nuova era. L'era di una Williams non più padrona (ma quello ce lo aveva già mostrato Roberta Vinci agli Us Open), e di un gruppo di ragazze che potrebbe rubarle la scena. Capeggiato da una Azarenka che ora è numero 8 al mondo, ma che ha tutto da guadagnare nei prossimi mesi.

Per una regina che potrebbe tornare, c'è invece un re che consolida il suo trono. Djokovic ormai deve fare i conti con la storia, più che con gli avversari. Il modo in cui tiene il campo, cambiando marcia giusto quando serve, è una dimostrazione di superiorità che pochi, nella storia, hanno saputo mettere sul piatto. E non si può nemmeno dire che manchino i rivali. Semplicemente, lui appare di un'altra categoria sotto ogni aspetto, e lo scoramento degli altri è fin troppo evidente. Ci vorrebbe qualche nome nuovo, per mettergli qualche dubbio. Qualcuno con una sicurezza tale da fare a gara con la sua. Quella sicurezza che gli consente di suggerire, durante la premiazione, una nuova categoria di tornei tra Slam e Masters 1000, perché “Indian Wells meriterebbe uno status superiore”.