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RIMPIANTO ZVEREV

Pubblicato il 17 marzo 2016

Gli occhi dicono tutto. Riguardate quelli di Alexander Zverev, dopo l'errore che gli è costato il match contro Rafael Nadal. Lì capirete cosa vuol dire aver perso una partita pur continuando a restare in campo, mentre la testa se ne va e il corpo vorrebbe fuggire con lei. Diciotto anni sono pochi, pochissimi nel tennis moderno, dove i campioni si rivelano tali spesso verso i 30. E per questo, forse, il dramma sportivo che si è consumato nella notte di Indian Wells non lascerà tracce indelebili. Di certo c'è che il tedesco dal nome russo, il talento più puro tra i teen-ager che popolano il Tour, da questa partita dovrà trarre un insegnamento, quello più importante per ogni tennista, e pure per ogni persona: ciò che conta non è quanto si sbaglia, ma come si reagisce all'errore.

Riavvolgiamo il nastro: ottavi di finale del Masters 1000 californiano, siamo al terzo set, dopo che Zverev ha vinto il primo di misura (7-6) e Nadal ha dominato il secondo (6-0). Il giovanotto tedesco vola sul 4-1, potrebbe persino arrivare al 5-1, resta comunque avanti di un break e si ritrova sul 5-3, 40-30 e servizio. Match-point. Serve bene, Alexander detto Sascha, poi scatena un diritto da far paura e si presenta a rete per una comoda benedizione. Solo che in quel momento il pensiero di battere Nadal, primo top ten su sette affrontati, diventa troppo grande da sopportare. Così la volèe che doveva essere una benedizione, che forse anche un buon terza categoria avrebbe messo in campo, termina in mezzo alla rete. E il resto, di fatto, non esiste più. Nadal fa il pugnetto dei giorni migliori, il suo avversario rimane bloccato a quell'istante che gli ha negato la vittoria. E cede 15 degli ultimi 16 punti.

Di storie così se ne vedono molte, quando di mezzo c'è un campione in difficoltà. Perché è ovvio che in tutto questo, la carriera di Rafa, oltre che il suo tennis, abbia fatto la sua parte. Ma stavolta non siamo di fronte al giocatore che ha mancato la chance della vita. Perché Zverev di occasioni ne avrà tante, tantissime, ed è nel lotto di quei 3 o 4 che possono dare al tennis di vertice un assetto diverso da quello che abbiamo visto negli ultimi dieci anni. Ha tutto per sbocciare, il diciottenne tedesco di Amburgo: colpi, fisico (che pure deve irrobustire), attitudine alla lotta. E pazienza se stavolta è mancato il killer istinct, quello che – dicono – uno debba avere innato.

In fondo dall'altra parte non c'era uno qualunque. C'era un Nadal che, pur con le sue attuali debolezze, resta un campione in quel particolare settore, quando la partita si mette sui binari dell'equilibrio e ciò che fa la differenza è un sospiro, un pugnetto in più. Rafa questo lo sa, lo ha sempre saputo. E chissà mai che questa sfida vinta risvegli in lui quella voglia, forse mai sopita, di tornare a recitare da protagonista assoluto. Per adesso, nei quarti, lo aspetta una sfida durissima contro Kei Nishikori, nella metà nobile del tabellone, quella che comprende anche Nole Djokovic e Jo-Wilfried Tsonga. Sotto, Cilic-Goffin e Raonic-Monfils. Indian Wells pare spaccato in due, ma c'è comunque da fare attenzione: le sorprese, da queste parti, non sono mai mancate.