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CUORE DA DAVIS

Pubblicato il 7 marzo 2016

Le grandi si salvano e donano alla Coppa Davis 2016, orfana di Federer e Nadal, un motivo per sorridere. Per dire che questa competizione magica ha tanti motivi per rimanere in vita oltre ogni polemica, per rendere il tennis sport di squadra almeno quattro volte all'anno. Mentre l'Italia domina la Svizzera anche nella terza (ininfluente) giornata, regalandosi un match abbordabile con l'Argentina, Novak Djokovic e Andy Murray trascinano Serbia e Gran Bretagna ai quarti di finale, portandole dritte dritte a una sfida che pare una finale anticipata. Sono due battaglie di cuore, quelle di Nole e Andy contro il kazako Kukushkin e il giapponese Nishikori. Il serbo non è in giornata, rischia molto, va sotto 2 set a 1 ma poi cambia marcia e spiana la strada al compagno e amico Viktor Troicki. Dall'altra parte, il britannico si fa rimontare un margine di due set, ma il talento di braccio-veloce Nishikori non basta per fare l'impresa.

Chi lo diceva, che per la Davis i grandi non se la sentono di lottare? La domenica che ha regalato alcune delle sfide più belle dell'anno ha fatto capire che non è affatto così. Che in mezzo agli impegni del Tour, in mezzo agli sponsor e alle esibizioni, i campioni non abbandonano affatto l'idea di portare il loro Paese in vetta al mondo. In tutto questo, è forse Murray l'esempio più bello. Perché dopo il trionfo del 2015, in molti si sarebbero presi un anno di libertà. Lui, Andy, non lo ha fatto. Tre punti a Gent, altrettanti a Birmingham. E pazienza se al suo fianco non c'è un altro suddito di Sua Maestà abbastanza talentuoso da poterlo supportare. In questo momento, con la formula della Coppa così antica ma così affascinante, avere uno del genere, che collezione 37 vittorie su 44 apparizioni, basta eccome.

Le emozioni che vivono inglesi e serbi, non tornano in quel di Pesaro, dove Marco Cecchinato e Paolo Lorenzi completano l'opera dominando gli elvetici Bossel e Bellier in due singolari senza storia e pure senza significato, visto che l'Italia aveva chiuso il conto al termine del doppio. L'Argentina che ci aspetta dal 15 al 17 luglio, sempre in casa, è squadra ostica ma tutto sommato non ci deve spaventare. Senza la stella Del Potro, il team guidato da Leo Mayer al di fuori della terra non è uno spauracchio. E la vittoria su una Polonia zoppa non fa così testo. Corrado Barazzutti dovrà approntare un campo rapido per dare a Seppi, Fognini e Bolelli un terreno su cui partire con un certo margine di vantaggio. Il resto lo farà l'atmosfera, quella che solo in Davis si può trovare. Quella che porta a vincere col cuore, più che con il talento.