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IL TRIO

Pubblicato il 23 febbraio 2016

Poco più di dodici anni fa Rafa Nadal era ancora minorenne e conquistava il suo primo torneo challenger di Barletta, non proprio il Roland Garros; Novak Djokovic non aveva ancora scoperto la miracolosa dieta gluten free e il suo talento era ancora acerbo; Roger Federer era un passo avanti: dopo essere uscito subito a Parigi per mano di Luis Horna, vinse il suo primo Wimbledon battendo in finale il gigante australiano Mark Philippoussis.

Ma poco più di dodici anni fa in vetta alle classifiche ATP c’era Andy Roddick, l’ultimo americano a portare il tennis a stelle e strisce sul gradino più alto. Ci rimase per tredici settimane, prima che uno svizzero di Basilea si impossessasse della casellina n.1 e ci rimase per 237 settimane.

Ecco, poco più di dodici anni fa l’America dava il lascia passare all’Europa per dominare il tennis maschile: il già citato SirRoger, poi Rafa Nadal ed infine l’attuale leader Novak Djokovic si sono alternati tra i migliori. Da più di due lustri l’America delle trentadue vittorie in Coppa Davis non fornisce un campione alla Agassi, alla Sampras o alla Jim Courier, un campione che segni una generazione.

Taylor Fritz campione non lo è (ancora) ma un’ottima speranza sì. L’ultimo finalista di Memphis, battuto nella gara di domenica da Key Nishikori con un doppio 6-4, è il sogno americano con la racchetta. Nato il 28 ottobre del 1997 a Rancho Santa Fe (California), a soli diciotto anni è già riuscito ad arrivare a un match decisivo di un torneo ATP 250. Jimmy Connors ci impiegò 10 tornei, Agassi 11, John McEnroe 17 e Pete Sampras addirittura 34. Una ventata di novità – molto probabilmente settimana prossima entrerà nella top 100 – che fa un grande bene a questo sport, soprattutto Made in USA. Come detto più volte, per fare il grande passo bisogna arrivare almeno ai primi trenta del mondo, obiettivo non impossibile per un ragazzino che non amava il tennis da piccolo ma che ha scoperto che può regalargli tante sorprese. Un anno fa, di questi tempi, era numero 1000…

E che dire della Germania? Bisogna tornare ai primi anni post caduta del muro di Berlino per vedere un tedesco a guidare il gruppo. Quel tedesco era Boris Becker, l’attuale allenatore-mentore di Novak Djokovic, primo per 12 settimane. Alexander Zverev, un semestre più anziano di Fritz, è la speranza del popolo teutonico. Di origini russe, l’anno scorso fu premiato dall’ATP come tennista più giovane nella top 100. Vincitore dell’Australian Open Junior del 2004, non ha raggiunto ancora nessuna finale di un torneo PRO, al contrario di Fritz, ma ha grandissimi margini di miglioramento.

Se Taylor e Alexander appaiono ancora ragazzini-scolaretti, Nick Kyrgios è un “veterano” del circuito nonostante vada per i 21 anni. Genio e moltissima sregolatezza, ha conquistato la scorsa settimana il suo primo titolo ATP di Marsiglia battendo in finale Marin Cilic. Se placasse un po’ l’arroganza e la lingua lunga (ma, si dirà, è l’età..) potrebbe entrare tra i migliori 30 e iniziare la lunga scalata alla top ten.

Le speranze di tre importanti e prestigiose federazioni come quelle americane, tedesche e australiane sono riposte su un sognatore californiano, un tedesco venuto dall’Est e un australiano di origini greco-malesi. Per scalzare Djokovic dal trono ci vorrà un decennio, chi dei tre riuscirà ad arrivare alla corona?