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NEL LIMBO DELL’ETERNE PROMESSE

Pubblicato il 21 gennaio 2016

Sipario. Si chiude oggi la carriera di Lleyton Hewitt, uno degli ultimi campioni del tennis australiano. Prima dell’arrivo del quartetto magico (Federer, Nadal, Djokovic, Murray) è stato numero uno al mondo nel 2001, il più giovane della storia con soli vent’anni e otto mesi. Vincitore dell’US Open di quella stagione, battendo in tre set il quattro volte campione Pete Sampras, si permise il lusso di mettere il proprio cognome nell’albo d’oro di Wimbledon dodici mesi dopo, quando in finale ebbe la meglio sull’argentino David Nalbandian.

La sua vittoria sull’erba inglese, a quasi dieci anni di distanza da quella di Andre Agassi, rafforzò l’idea che per vincere il torneo di Sua Maestà non fosse necessario uno straordinario gioco di volo ma bastava avere un discreto talento da fondo campo. Lleyton, infatti, non appartiene alla scuola tipica del suo paese, fatta di tennis potente e d’attacco. Le sue armi principali, durante la lunga carriera con quasi 900 partite alle spalle (71% di vittorie complessive), le riservava per la riga di fondo. Oggi, dopo la sconfitta contro David Ferrer al secondo turno dell’Happy Slam, ha detto addio al torneo che lo vide partecipare per la prima volta all’età di 15 anni. Quattro lustri dopo è arrivato il tempo di dire basta, almeno da giocatore. Prenderà infatti i galloni di ct dell’Australia di Davis che portò alla vittoria in due occasioni, nel 1999 e nel 2003.

Se il paese dei canguri piange – sportivamente parlando – l’addio dell’ex beniamino (ottanta settimane complessive al top della classifica ATP) può trovare subito consolazione con i suoi successori: Bernard Tomic, John Millnam e il funambolico Nick Kyrgios. I tre sono approdati al turno successivo dopo le vittorie su Simone Bolelli, Gilles Muller e Pablo Cuevas. Difficilmente potranno ripetere le orme tracciate nella storia del tennis da Hewitt ma almeno sono una piccola speranza per uno dei paesi più prestigiosi della racchetta.

Tomic, guai con se stesso e la giustizia a parte, ha un gran talento, espresso a tratti contro l’azzurro Bolelli. Al prossimo turno sarà derby con il connazionale Millnam prima di affrontare, salvo sorprese, il numero due del tabellone Andy Murray. Ecco, per poter diventare il nuovo Rusty il ragazzo aussie, nato in Germania con origini croate, deve poter battere un top ten e farsi strada tra i grandi. Per troppo tempo si è parlato di giovane promessa, soprattutto quando arrivò ai quarti di Wimbledon nel 2011. Le lancette corrono e Bernard non può più aspettare.

Analogo discorso per Kyrgios. Al prossimo incontro lo attende Tomas Berdych, numero 6 del tabellone. La speranza più rosea del tennis di Melbourne deve lasciare alle spalle gli attriti con il 90% dei colleghi del circuito della passata stagione e concentrarsi sul tennis. Avrà dalla sua parte l’intera Rod Laver Arena, nonché gli oggi del suo ct…Hewitt.

Lleyton ha chiuso un’epoca senza aver rimpianti: "Ho dato sempre il 100% senza lasciare mai nulla negli spogliatoi" . Bernard e Nick si augurano di non rimanere per troppo tempo ancora nel limbo delle eterne promesse.

Tra qualche ora avremo una risposta in più.