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QUALCOSA È CAMBIATO

Pubblicato il 19 novembre 2015

Tre vittorie stagionali: una in Argentina battendo quattro argentini in febbraio, e due in Germania in estate, prima a Stoccarda e poi ad Amburgo. Tutte sul rosso, naturalmente. Eppure la stagione di Rafa Nadal non è la classica “campagna della terra battuta”, ovvero il suo predominio sulla superficie più lenta del circuito. Dopo tanti anni ha dovuto lasciare il trono di Parigi a Wawrinka, così come non è stato capace di vincere alcun torneo di preparazione al Roland Garros come abitualmente faceva nelle stagioni precedenti.

Un Rafa Nadal atipico, figlio di vari infortuni e di un livello sempre più crescente degli avversari sulla superficie che ne ha fatto uno dei tennisti più vincenti della storia. Ma, a guardare bene, il miglior Rafa Nadal del 2015 non è quello con i calzettoni sporchi di rosso ma quello sul cemento. Riavvolgendo il nastro della stagione troviamo i quarti di finale a Melbourne, a Indian Wells, a Toronto e a Parigi Bercy, la semifinale di Shanghai e le due finali di Pechino e Basilea. Oltre a un ottimo stato di forma durante le prime due partite al Master londinese dove ha lasciato solo dieci giochi in due partite a Wawrinka e Murray.

I tifosi del mancino di Manacor possono anche sorride per un altro aspetto. Dopo la sconfitta subita da Fognini in rimonta a New York, partita che ha toccato profondamente nell’animo lo spagnolo, mai uscito perdente dopo i primi due set vinti in un torneo dello Slam, Nadal ha modificato un po’ il suo abituale stile di gioco. La superficie meno amata, ovvero il cemento indoor, potrebbe trasformarsi in una nuova Terra promessa? Troppo presto per dirlo anche se vederlo giocare così bene e battere il numero 2 e 4 del mondo in scioltezza, lui che ad aprile era sceso fino alla casellina n.10, la peggiore classifica da dieci anni a questa parte, lascia aperta la discussione.

Per prima cosa: è stato un super Nadal quello dei due match dentro l’O2 Arena o dei pessimi Murray e Wawrinka? Dove pende di più la bilancia? Lo scozzese o lo svizzero hanno letteralmente “mollato” dopo il primo parziale. Solo perché siamo a fine stagione o perché Rafa era ingiocabile? Nadal è consapevole di aver avuto una annata in chiaroscuro, pessima per i suoi standard (non per quelli di un giocatore normale), e ha temuto che la gente che recitava il suo de profundis potesse avere malauguratamente ragione. In molti ritengono il suo tennis eccessivamente dispendioso, muscolare, fisico, non “adattabile” agli anni che passano, come contrariamente ha fatto Roger Federer dopo la cura Edberg. Secondo aspetto: Rafa da maggio ad ottobre ha sofferto, tennisticamente parlando, proprio nel periodo a lui più favorevole. Ora brilla in autunno, quando abitualmente tirava i remi in barca dopo tanto stress e andava a pescare alle Baleari con lo zio prima di ricaricare le batterie per la stagione successiva.

Il Rafa Nadal di questo anomalo autunno è arrivato nella City più affamato di molti altri suoi colleghi. Sa di aver avuto una grande carriera, ma non sopporta l’idea che quella lunga parentesi di successo sia in una fase discendente, o che sia addirittura già chiusa. Federer gioca per divertirsi e per vincere il suo ultimo Wimbledon (Djokovic permettendo). Rafa, per temperamento, affronta ogni gara come una battaglia. È stata la sua forza, poteva essere la sua debolezza. Qualcosa è cambiato: il volto è più disteso, il sorriso quasi recuperato. Così come il suo tennis. L’anno 2013 è stato lo spartiacque della carriera di SirRoger. Il 2015 sarà quello di Rafa? Entrambi sanno che sono un gradino sotto Djokovic, Re incontrastato del circuito. Vivere da outsider ha anche i suoi vantaggi: meno pressioni, più scioltezza, maggior serenità.

Rafa, come Roger, non deve dimostrare niente a nessuno per la carriera che ha alle spalle. Può pensare solo a giocare. E lo sta facendo veramente bene.