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A VOLTA RITORNANO

Pubblicato il 10 novembre 2015

Ritorno tra le Top 10, precisamente al numero 7 scavalcando la nostra Flavia Pennetta, dopo quasi cinque anni d’assenza. Nel marzo del 2011, dopo che le venne diagnosticata la Sindrome di Sjögren, una malattia rara che atrofizza le ghiandole e provoca secchezza agli occhi e alle labbra, finì al numero 137 delle classifiche. Rimase fuori dal circuito per trenta settimane. A 35 anni e 7 mesi è la più anziana top ten dal 1994, quando Martina Navratilova, con le sue 38 candeline sulla torta, deliziava ancora i palati più fini di un tennis femminile che stava per scomparire. Per sempre.

Mentre le sorella minore continua a fare notizia fuori dai campi di gioco, che sia per una profonda crisi esistenziale dopo aver perso l’incontro di New York contro Roberta Vinci, oppure per rincorrere un ladro o per nascondere una (presunta?) gravidanza, Venus Ebony Starr Williams ritorna tra le più forti e lo fa vincendo il Master B in gonnella, quello disputato a Zhuhai in Cina, superando in due set in finale la ceca Karolina Pliskova. Sono passati diciassette anni da quando la più grande delle figlie di papà Richard fece ingresso tra le prime dieci del circuito dopo aver conquistato il torneo di Miami, il primo dei sui 49 titoli vinti in carriera su 79 finali disputate. Allora Venus era una giunonica e al tempo stesso leggiadra giocatrice. Fece conoscere al mondo il cognome Williams prima che la sorellina Serena si impossessasse del trono.

Venus è stata per dodici settimane al numero uno del mondo (prima afroamericana della storia) sebbene non sia mai riuscita a chiudere l’anno in testa alle classifiche, una statistica decisamente curiosa. In bacheca vanta sette titoli dello Slam, di cui cinque a Wimbledon, oltre ad altrettante finali perse, sei delle quali contro la sorellina, e quattro ori olimpici. Per trovare le due Williams contemporaneamente nelle dieci bisogna risalire al 2010. Entrambe hanno già sorpassato i trent’anni e se contiamo che al momento anche la nostra Pennetta è tra le prime dieci una riflessioni sul ricambio generazionale nel tennis femminile andrebbe fatto.

Venus ha sempre lottato nella sua vita. Cresciuta nel quartiere/ghetto di Compton, uno dei sobborghi di Los Angeles ad altissimo tasso di criminalità, ha dovuto condividere da subito con il razzismo, la perdita per omicidio di una sorella (Yetunde Price), e la già citata sindrome di Sjögren. Ma a 35 anni guarda avanti: “Ho molto esperienza in questo sport e sono felice di continuare a crescere, non solo fisicamente ma anche in classifica”. Eh sì, perché i risultati di questo 2015 non sono proprio male per una donna che ha meditato seriamente il ritiro definitivo dalle competizioni: quarti di finale all’Australian Open e a New York, ottavi a Wimbledon battuta ancora una volta da Serena. Tre tornei vinti, da Auckland a gennaio per passare a Wuhan lo scorso mese fino al Master B di domenica. Quest’anno meglio di lei hanno solo fatto Serena (cinque successi) e la tedesca Angelique Kerber (quattro tornei vinti). La pensione dorata di Miami può ancora aspettare.