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CONTO ALLA ROVESCIA

Pubblicato il 12 ottobre 2015

Novak Djokovic è triste. Mancano solo 80 giorni alle fine del 2015. Un anno che sarà ben difficile da dimenticare. Il serbo, con la vittoria del Master 500 di Pechino, arriva a quota 8 titoli in stagione: 3 Slam, 4 Master 1000 e l’ultimo successo nella terra del Dragone. La percentuale di vittorie? Il 93%. Sconfitte? Solo cinque. Possibilità di migliorarsi? Sembra pazzesco ma la risposta è: infinite.

Il doppio 6-2 in finale contro Rafa Nadal, rivitalizzato dopo la debacle americana, racconta molto di più della superiorità tecnica che c’è al momento tra i due sotto rete. Djokovic è in controllo assoluto del suo tennis, può permettersi accelerazioni incredibili come passaggi a vuoto (a Pechino non pervenuti). Fa e disfa a piacere. Questo Rafa Nadal non aveva nessun’arma al suo arco per interrompere la striscia vincente del serbo nel “suo” torneo di Pechino: sei partecipazioni e sei vittorie, nessuno è ancora riuscito a batterlo. Diciamo le cose come stanno. Djokovic è in un anno di grazia assoluta. Si è “mangiato” Nadal come mai nei loro tanti precedenti sul campo. 80 giorni per finire la stagione: il Master di Shanghai, con il ritorno in campo di Federer detentore del titolo della scorsa stagione, Parigi Bercy e le Finals di Londra. Altri tre titoli in palio. Farà triplete?! Le possibilità sono alte, molto alte.

A qualche ora di volo, Stan Wawrinka si è imposto nell’Ariake Colosseum e ha fatto suo il Master di Tokyo battendo in finale il francese Benoit Paire. Ecco, se Djokovic dovesse riavvolgere il nastro della stagione andrebbe di corsa alla finale persa contro Wawrinka sotto la Tour Eiffel per rigiocarla immediatamente. Baratterebbe i suoi 4 Master 1000 per scendere di nuovo in campo contro lo svizzero di Losanna. Parlare di delusione in una stagione da 93% di vittorie sarebbe blasfemo ma siamo sicuri che Djokovic quella terra rossa se la sogna ancora di notte. E non è un sogno piacevole. In Giappone "Stan the man" ha portato a casa l'undicesimo titolo Atp su 20 finali disputate, il quarto in un 2015 che lo aveva già visto giocare e vincere le finali di Chennai, Rotterdam e, soprattutto, il favoloso Roland Garros.

Se c’è un giocatore, o meglio, una giocatrice che spera che questo 2015 non finisca mai è sicuramente Garbiñe Muguruza. La spagnola di origine venezuelane vince il torneo femminile di Pechino e si porta a pochissimi punti da Maria Sharapova per la corsa al numero 3 della classifica WTA. Battuta, in un'ora e 34 minuti di gioco, la svizzera Timea Bacsinszky, anche lei alla prima finale di un torneo Wta Premier Mandatory. Quarti di finale a Parigi, battuta dalla Safarova, e finale sull’erba inglese di Sua Maestà sconfitta da Serena. Ora il suo primo titolo importante. Il tennis femminile molte volte lancia delle meteore tra le prime dieci del mondo, passate quasi per caso grazie a una stagione magica. La Muguruza, al contrario, sembra in costante crescita. Il successo cinese è un esempio tangibile.

La stagione autunnale del tennis è solo agli inizi. Tanti valori cambieranno e tante palline saranno buttate dall’altra parte della rete. Le speranza tra gli uomini è che non ci sia Djokovic dall’altro lato del campo.