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DA MAGRITTE A CONCHITA

Pubblicato il 21 settembre 2015

David Goffin il nuovo Magritte, Steve Darcis l’erede di Bruegel. Il Belgio si gongola i suoi artisti di casa, sebbene nessuno dei due sia pittore come i famosi autori di “Il figlio dell’uomo” o de “I cacciatori della neve”. Goffin e Darcis non sanno usare il pennello su tela bensì la racchetta da tennis, e nello scorso weekend lo hanno fatto molto bene. Grazie al 3-2 in rimonta sull’Argentina di Delbonis e Mayer, il piccolo stato guidato da Re Filippo torna in finale di Coppa Davis dopo più di cent’anni.

Era infatti il 1904 quando la squadra guidata da Paul de Borman e William le Maire de Warzée contese la prestigiosa insalatiera alla Gran Bretagna dei fratelli Doherty. Purtroppo la spedizione a Worple Road (Wimbledon), la prima Coppa Davis che si disputò fuori dai confini americani, non ebbe grande fortuna. I sudditi di Sua Maestà d’Inghilterra si imposero per 5-0 e bissarono il successo di dodici mesi prima contro gli USA di William Larned e Robert Wrenn.

La favola del Belgio-2015 ci racconta di una nazionale senza stelle (Goffin è numero 15 del mondo) ma che ha saputo cogliere l’occasione d’oro di affrontare le nazionali avversarie senza le proprie stelle. Nel primo turno, all’interno del Country Hall du Sart Tilman di Liegi, ebbe la meglio della Svizzera campione in carica ma orfana di Federer e Wawrinka. A luglio rifilò un cappotto di 5-0 al Canada dell’assente Raonic. Ora è stata la volta dell’Argentina. A fine novembre, in casa, cercherà di completare la meravigliosa cavalcata e portare in patria la prima insalatiera. 

Discorso arduo perché dall’altra parte della rete ci sarà Andy Murray. Il ragazzone scozzese, dopo aver esorcizzato il fantasma di Fred Perry dell’erba di Wimbledon alcune stagioni fa, cercherà di entrare ancor di più nel cuore dei suoi connazionali e riportare la prestigiosa coppa Oltremanica. La Gran Bretagna ha sì collezionato in assoluto nove trionfi, terza dietro Usa e Australia, ma non vince dal 1936. Chi fu il leader di quella nazionale? Fred Perry, naturalmente! Andy ormai ci ha fatto l’abitudine ad essere considerato l’erede dell’uomo di Stockport. L’ultima volta che la Gran Bretagna arrivò in finale era il 1978 ma fu sconfitta a Rancho Mirage, in California, da John McEnroe e Brian Gottfried.

Una finale inedita che rispecchia un’edizione senza stelle e con poche note di rilievo. ?Nessuna sorpresa nemmeno nei playoff. Le migliori, anche grazie ai suoi numeri uno, rimangono nel World Group del prossimo anno: dalla Rep.Ceca alla Svizzera di Federer, dagli USA di Sock e Querry al Giappone di Nishikori e, naturalmente, all’Italia di Fognini. Il ligure è stato il leader della spedizione azzurra nella lontana Siberia. Ha portato a casa tre punti su tre e ha vinto, molto di testa più che di “fioretto”, cinque tie break. Una prestazione di maturità vista già altre volte quest’anno (chiedere a Nadal per conferme) e che lascia ben sperare per la prossima stagione. Si dice e scrive spesso, speriamo sia veramente la volta buona.

L’Italia giocava da favorita e ha rispettato il pronostico. Dopo il rammarico della sconfitta in Kazakhistan di marzo, quando gli uomini di Barazzutti furono rimontati dopo essere stati avanti per 2-1, una rivincita che permette al tennis azzurro di rimanere tra i migliori.

Torna al successo, dopo un fiume di polemiche, anche la Spagna di Nadal e Ferrer. 5-0 senza storie alla Danimarca del capitano Kenneth Carlsen e “Serie B” assicurata anche per il prossimo anno. Faceva quasi tenerezza vedere il numero 7 e 8 del mondo giocare contro chi in graduatoria ATP è 283 (Frederik Nielsen) e addirittura 909 (Mikael Torpegaard). Capitano Conchita Martinez è riuscita nell’intento di ricompattare il gruppo dopo le discussioni politico-sessiste degli ultimi mesi. Una nazionale che ha dominato negli ultimi anni non merita di stare così in basso.