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IL RITORNO DEI VETERANI

Pubblicato il 20 luglio 2015

 

Shock archiviato. L’Australia del veterano Hewitt e del talentuoso Kyrgios, nonché del bravo Sam Groth, riesce a superare, non senza fatica, l’ostacolo kazako e rimette il paese dei canguri tra le prime quattro nazionali di Coppa Davis. Strano destino quello del territorio natale della leggenda Rod Laver: 28 volte campione, l’ultima delle quali nel 2003. Poi un lunghissimo digiuno, una carenza di talenti come la siccità del deserto nel centro del Continente, interrotto negli ultimi anni da un lento ma graduale ritorno alle posizioni che contano (nell’ultimo Wimbledon passarono al secondo turno nove atleti, un record dal 1999). Non c’è un numero uno al mondo, questo è sicuro, ma il movimento dà segnali di risveglio per una nazionale così influente nel mondo della racchetta. L’Australia sta al tennis come il Brasile al calcio. Indispensabile.

La rimonta sull’erba del Marrara Sporting Complex di Darwin, dopo lo 0-2 del venerdì, è stata completata la domenica per un 3-2 tutt'altro che scontato. I due punti decisivi sono stati portati a casa prima da Sam Groth, che ha battuto in quattro set in un match carico di tensione Mikhail Kukushkin, poi è stata la volta del più esperto Lleyton Hewitt, che ha avuto ragione in tre set di Aleksandr Nedovyesov.

La semifinale che attende gli aussie ha un sapore decisamente retrò. Dall’altra parte della rete ci sarà la Gran Bretagna di Andy Murray, capace di battere sull’erba (guarda caso anche lei…) la Francia di Tsonga&Co.. I sudditi dell’isola non festeggiano una vittoria di Davis dal lontano 1936 mentre l’ultima finale è datata 1978, ovvero nove anni prima che nascesse a Glasgow il beniamino Andy. Lo scozzese, numero 3 del ranking internazionale, ha conquistando tre punti su tre, permettendo al suo team di battere i finalisti della passata edizione. Sul prato verde del Queen’s, dopo il primo singolare vincente di venerdì contro Tsonga, e il successo del sabato nel doppio al fianco del fratello Jamie, Murray ha battuto Gilles Simon (numero 11 Atp) con il punteggio di 4-6 7-6 (5) 6-3 6-0. Primo set molto contratto, secondo parziale combattuto e poi partita in discesa con un “cappotto” finale. Dopo il lunghissimo digiuno di Fred Perry per una vittoria britannica a Wimbledon “esorcizzata” tre stagioni fa, Murray cercherà di riportare a casa l’insalatiera di Davis che manca da “casa” da quasi un secolo.

Molto meno glamour la parte bassa del tabellone. Sono Belgio e Argentina le altre due  semifinaliste dopo le facili vittorie contro Canada (priva di Raonic) e Serbia (senza Djokovic). Il paese vallone-fiammingo annovera solo una finale di Coppa Davis del lontano 1904, quando fu battuto da un rotondo 5-0 dalla padrona di casa Gran Bretagna a Warple Road. I sudamericani sono stati finalisti in quattro occasioni ma sono sempre usciti perdenti: nell’81 battuti dagli Stati Uniti, nel 2006 dalla Russia e nel 2008 e 2011 dalla Spagna di Rafa Nadal.

Ah, proprio la Spagna. Le (ex) furie rosse sono in assoluto sbandamento. Tanti tennisti tra i primi 100 ma una crisi istituzionale-politica che sta azzerando il movimento del Paese di Felipe VI. Prima la rinuncia di molti atleti (Rafa e Ferrer su tutti), condita da polemiche al limite del sessismo, per la decisione di affidare la panchina a Gala Leon dopo la debacle di Carlos Moya. Poi, con l’ex ct dimissionaria, ecco la scelta di puntare su un’altra donna, ovvero Conchita Martinez, l’unica spagnola capace di vincere Wimbledon in gonnella.

Finisce 3-2 il match di Vladivostok per i russi, e per la Spagna tramonta la possibilità di tornare nel World Group. Tommy Robredo è stato battuto 6-3 5-7 6-2 7-6 da Evgeni Donskoy e Pablo Andujar è stato sconfitto poi da Andrey Rublev in tre set, passando così da 1-2 per gli spagnoli a 3-2 per la Russia.

La Spagna a settembre dovrà giocare uno spareggio contro la Danimarca per rimanere almeno nella seconda categoria del tennis mondiale a squadre. Chissà che serva da lezione, un po’ per tutti.

©Photo GettyImages