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LEONE ALLA CARRIERA

Pubblicato il 13 luglio 2015

Quanti Slam avrebbe vinto SirRoger Federer se si fosse ritrovato nella stessa situazione di Serena Williams? Forziamo subito la mano del discorso per descrivere l’esito finale di Wimbledon 2015: il perdente svizzero e la campionessa americana, due volti opposti  dell’ultimo fine settimana londinese.

Non vogliamo mancare di rispetto, nemmeno per una battuta, a Nole Djokovic, giusto vincitore del torneo maschile, al suo terzo trofeo su quattro tentativi, arrivando a possedere in bacheca gli stessi titoli del suo attuale coach Boris Becker (per inciso: da quando c’è il tedesco al box, Nole ha fatto 2 su 2 sull’erba inglese, bissando un successo a Wimbledon che non accadeva dal 2007). Ma il pubblico del Central Court e i tanti appassionati da casa, nonché qualche illustre collega della carta stampata, tifavano apertamente per un successo del campione di Basilea. I motivi potevano essere molteplici: superare Sampras nell’albo d’oro e diventare il giocatore con più vittorie dell’All England, quasi un coronamento finale della sua luminosa storia. Azzardando un paragone cinematografico, una vittoria di Federer a Wimbledon avrebbe significato la consegna del Leone alla carriera, come si fa per i grandi registi al Festival del Cinema della laguna veneziana.

Ed invece Roger ha dovuto ringraziare, salutare, ma ricevere il (ricco) premio di consolazione. E da qui partiamo: senza Djokovic e Nadal, quanti Slam avrebbe vinto in carriera Roger Federer? Il ragionamento è forzoso in partenza. Si potrebbe fare lo stesso discorso con Borg e McEnroe, con Edberg e Becker, con Sampras e Agassi, rivalità che hanno fatto la storia della racchetta.

Roger non solo ha trovato sulla sua strada un mancino maiorchino che si è impossessato per nove volte del trono di Parigi, diventando il Re della terra rossa, ma capace di adattarsi (e vincere) anche sull’erba di Sua Maestà. Roger ha incontrato anche il giocatore 2.0 del tennis moderno: Nole Djokovic da Belgrado. Perché l’attuale numero uno del mondo rappresenta l’evoluzione massima del tennis maschile, un mix di talento, attenzione maniacale alla cura del corpo, fortissima forza emotiva e di concentrazione. Nole è un robot programmato per vincere. E così ha fatto meritatamente ieri. Nei momenti più importanti dell’incontro ha sempre portato a casa il punto, vuoi per suo merito o vuoi per un errore dello svizzero.

Nole non si discute. È un grandissimo campione e non si fermerà certo a 9 Slam. Se non ci fosse stato StanMan Wawrinka sotto la Tour Eiffel, oggi potremmo parlare di un giocatore che punta al Grande Slam! Nonostante i molti fans che ha sparsi per il globo, non è apprezzato per il tennis che conduce. Non ha l’eleganza di Roger o la fisicità di Rafa. Non sarà popolare come gli altri due colleghi ma continuerà per molti anni a fare la storia di questo sport.

Ma torniamo a Roger. Non ha più vinto uno Slam da 3 anni, da Wimbledon 2012. In carriera i successi sono però 17, il migliore di tutti nella storia della racchetta maschile. Serena Williams, con il suo trionfo contro una dignitosa Garbiñe Muguruza, è arrivata a quota 21 (6 Wimbledon), ad una sola distanza da Steffi Graf e a tre da Margaret Smith Court. Il nodo della questione è proprio qui: Serena è di un altro pianeta rispetto alle sue avversarie. Se è concentrata vince lei. Sempre. Perché il valore medio delle sue antagoniste, che si chiamino Maria Sharapova o Petra Kvitova, è inferiore di almeno un gradino. L’ultima “vera” avversaria che ha dovuto affrontare in carriera è stata sua sorella Venus, capace di combattere ad armi pari contro di lei su tutte le superfici del circuito. Certo, Serena può perdere contro chiunque se è in giornata no ma parte come vincitrice ufficiosa di ogni competizione. La grandezza dei suoi numeri sta anche nella pochezza (sportivamente parlando e con tutto rispetto) delle altre atlete.

Ecco il paragone con Roger. Immaginate un ranking maschile degli ultimi anni senza Djokovic e Nadal. Federer avrebbe affrontato gente del calibro di Murray, Ferrer, Berdych, Del Potro, Tsonga, Wawrinka e, andando indietro nelle stagioni, Hewitt, Roddick, Safin, Söderling. Gente brava, per carità, capace di vincere uno Slam, ma non di partire come favorita contro il campione di Basilea.

Con i se e i ma non si va da nessuna parte ma l’esempio calzante potrebbe essere la differenza tra la semifinale e la finale di Wimbledon di quest’anno. Roger ha “scherzato” contro Murray mentre ha dovuto sempre rincorrere, e perdere, contro Nole. Il britannico è un ottimo giocatore, uno dei favosi FabFour, anche se in bacheca ha solo due successi negli Slam, tanti quanti Wawrinka e uno solo in più di un Marin Cilic.

Roger, nella sua straordinaria carriera, si è trovato nel pieno di una rivoluzione di talenti. Ha vinto tanto ma meno di quello che avrebbe fatto se si fosse trovato nell’epoca attuale del tennis femminile. Ribadiamo: senza togliere alcun merito a un eccellente Nole Djokovic.

Ha detto che tornerà anche l’anno prossimo, quando gli anni saranno quasi 36. Sarà la volta buona per il Leone alla carriera?

©Photo GettyImages