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MOSCHETTIERE SVIZZERO

Pubblicato il 8 giugno 2015

Di Athos ha preso la freddezza, per nascondere le emozioni durante quasi quattro ore sotto il sole; di Aramis ha preso la nobiltà d’animo, per rendere omaggio sotto rete al suo illustre avversario a fine incontro; di Porthos ha preso la forza, per spingere ogni pallina come se fosse l’ultima. Di D’Artagnan ha preso l’abilità con l’arma: il francese con la spada, lui con la racchetta.

Stanislas Wawrinka ha vinto l’edizione 2015 del Roland Garros. Lui, svizzero di origini ceche, “giustizziere” del padrone di casa Tsonga in semifinale, è stato idolatrato dal pubblico parigino come uno dei moschettieri di Dumas. A lui va la coppa più prestigiosa, l’assegno con più zeri e gli applausi degli appassionati della racchetta. Onori da condividere con Novak Djokovic, eccellente numero uno di questa disciplina, che ha dato vita a una finale splendida per qualità di gioco, intensità, emozioni. Nole non riuscirà quest’anno a raggiungere il Grande Slam. Se pensiamo che l’ultimo uomo in ordine di tempo è stato Rod Laver nel 1969 capiamo la difficoltà nel vincere i quattro Major nella stessa annata.

Gli aneddoti curiosi non mancano. Wawrinka vinse qui nel 2003 il torneo junior, si è ripetuto nel 2015 da “grande”. Come lui solo Mats Wilander. Wawrinka vinse il suo primo Grande Slam in Australia nel gennaio del 2014 partendo come ottavo nel tabellone principale, battendo il numero 2 del mondo ai quarti di finale e il numero uno in finale. Era nel settore 7 del tabellone di Melbourne. A Parigi il copione è stato identico, sono cambiati solo i protagonisti. Se nella terra dei canguri furono Djokovic e Nadal, qui sono stati Federer e Djokovic, il resto tutto come una fotocopia.

StanTheMan Wawrinka, SW, come Serena Williams. I due vincitori con le stesse iniziali.

Nole Djokovic dice addio al suo sogno rosso sotto la Tour Eiffel, almeno fino all’anno prossimo. “Nella vita ci sono cose più importanti delle vittorie”, in lacrime, commosso, il ragazzo di Belgrado riesce a far piangere anche i freddi parigini. Siamo convinti della bontà delle sue parole come siamo altrettanto certi che si allenerà con più ardore per portare a casa lo Slam che non ha mai vinto.

Qui è stata per anni la casa di Rafael Nadal, proprio quello spagnolo che lui è riuscito a battere ai quarti di finale. Le analogie e le ironie non sono finite. L’unico a vincere contro il mancino di Manacor dentro queste mura è stato Robin Söderling nel 2009. Anche allora erano i quarti di finale e anche allora lo svedese perse l’incontro decisivo contro uno svizzero: Roger Federer.

Splendida finale a parte, Parigi ci ha dimostrato che Rafa Nadal deve lavorare tanto per tornare tra i migliori. Solo la vittoria di Wawrinka su Tsonga non lo ha estromesso dalla top ten di lunedì. Sarebbe stata una notizia senza precedenti. In tanti avevo storto il naso per la sconfitta di SirRoger Federer nel derby tutto svizzero. Tanti, guardando Wawrinka con il trofeo in mano, dovrebbero ricredersi.

Andy Murray ha lottato, sta crescendo moltissimo come tennis offensivo. Rispetto al numero complessivo di vittorie in partita, il suo score con Amelie Mauresmo è migliore di quello della vecchia cura Ivan Lendl. L’erba inglese ci dirà di più.

Nishikori ha riportato il Giappone nella storia dopo quasi cent’anni. Sembrava in formissima, si è un po’ sciolto come neve al sole. I francesi hanno avuto diversi giocatori sul rettangolo di gioco ma dovranno ancora aspettare per ascoltare la Marsigliese con uno di loro sul gradino più alto.

In alto i calici per Wawrinka, applausi per Djokovic. Una splendida domenica di sport. Da rivedere con gli amici, ininterrottamente.

 

 

 

Photo Credits: Getty Images