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Le sette vite di serena

Pubblicato il 7 giugno 2015

Lo scrittore Alessandro Manzoni, per raccontare le gesta di Napoleone, personaggio abbastanza noto a Parigi, così scrisse nella poesia Cinque Maggio “[…] due volte sulla polvere, due volte sull’altar […]”. Egli si riferiva alle durissime sconfitte di Waterloo e alla tragica campagna di Russia, nonché alla due risalite al trono di Francia da parte del generale corso.

Ecco, Serena Williams sulla polvere c’è andata vicina molte volte durante le ultime due settimane di Roland Garros ma alla fine l’altare della vincitrice è ancora suo. Per la terza volta sulla terra rossa più famosa del tennis, per la ventesima in una prova del Grande Slam. La finale contro la ceca Lucie Safarova è stata lo specchio del torneo della numero uno al mondo: una prima parte dominata, un secondo parziale che già si stava indirizzando verso un epilogo scontato, una caduta improvvisa, la sensazione che non avesse più la forza di farcela e poi la definitiva risalita per andare a vincere. Ancora. Due ore e un minuto di gioco che la portano a solo due lunghezze di distanza dal numero di vittorie degli Slam di Steffi Graf, quattro dall’australiana Margaret Court. Dopo il successo dello scorso gennaio in Australia è già a mezzo Slam, mancano ancora sei mesi per provare a raggiungere l’Olimpo del tennis.

Serena a Parigi ha dimostrato di aver sette vite, come i gatti. Mai nessuna donna aveva vinto il torneo perdendo cinque set durante il torneo. Alla forza delle avversarie si è anche aggiunta una fastidiosa forma influenzale che l’ha costretta più volte a fermarsi, tossire e combattere con le aspirine. Ma da una lottatrice come lei aspettarsi bandiera bianca era impossibile.

Onore alla sconfitta. La Safarova ha giocato un ottimo torneo, ha battuto giocatrici di livello (non solo la Sharapova, campionessa uscente) e da domani sarà numero 7 al mondo, suo best ranking. Certo, non con un tennis spumeggiante ma purtroppo il livello e la qualità del torneo femminile – inteso come variazioni di colpi e di tattica di gioco – non offre al momento di meglio.

A Parigi abbiamo rivisto il sorriso e il talento di Ana Ivanovic (finalmente), la crescita della Bacsinszky, la conferma della tenacia di Sara Errani, le speranze della Stephens per essere la futura Serana. A Parigi abbiamo ammirato una splendida partita di Francesca Schiavone, una donna che qui, è sempre bene ricordarlo, ha portato il tricolore a sventolare al cielo per la prima (ed unica) volta per il tennis femminile italiano.

Parigi ha salutato presto Maria Sharapova, Simona Halep, numero tre in classifica, ha fatto le valigie dopo il secondo giorno quando in tanti scommettevano su di lei come valida alternativa a Serena.

Ed invece Parigi è nuovamente terra di conquista di Serena. Un torneo che non ha mai amato come le altre prove delle Slam ma che riesce a mettere nella sua personale bacheca per la terza occasione. Con Parigi si chiude ufficiosamente la stagione del rosso per passare all’erba verde di Sua Maestà.

A Wimbledon la Williams ha già vinto cinque volte. Qualcuna sarà in grado di fermarla? 

 

 

Photo credits: Getty Images