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Lunedì Parigino

Pubblicato il 2 giugno 2015

 

"Odio i lunedí, i lunedììì…", recitava così il verso di una famosa canzone italiana agli inizi degli anni '90. Il popolo dei lavoratori si identificò subito in quella frase, un modo per esorcizzare il ritorno alla scrivania o alla catena di montaggio dopo il weekend di spensieratezza.

 

Ce ne fossero di lunedì come quello odierno per il mondo del tennis! In molti ci farebbero subito la firma dopo aver vissuto la giornata della terra rossa parigina che ha portato in scena tutti i migliori, nessuno escluso, sia tra le donne che tra gli uomini. Complice anche la pioggia di ieri, che non ha permesso lo svolgimento di alcuni incontri e la posticipazione di altri, il lunedì tra i campi del Roland Garros era simile ad Alice nel Paese delle Meraviglie.

 

Si partiva per l'Italia con Flavia Pennetta. La brindisina aveva di fronte un osso duro, la spagnola Garbine Muguruza. In vantaggio sia nel primo che nel secondo parziale, l'italiana non riusciva a continuare il suo percorso francese e lasciava strada alla numero 21 del tabellone. Una vera bestia nera la Muguruza per la futura signora Fognini: terza sconfitta in altrettanti tentativi.

I colori azzurri tornava a sorridere per la bella prova di Sara Errani, vittoriosa in due set contro la tedesca Goerges. Parigi è la sua terra promessa. Finale 2012, semifinale 2013 e quarti lo scorso anno. Il prossimo turno sarà quello più impegnativo, ovvero sfidare la numero uno al mondo Serena Williams. L'americana ha rischiato grosso contro la connazionale Sloane Stephens! Sotto di un set, ha dovuto salvarsi sul 4-5, portare l'incontro al terzo e vincere per 6-3. Febbricitante, un'altra volta in rimonta, Serena è apparsa vulnerabile. Per batterla servirà comunque un'impresa. Ecco, un'impresa, come quella della ceca Lucie Sarafova che ha estromesso Maria Sharapova dal torneo. Il Roland Garros donne perde la sua campionessa uscente, nonché l'ultima semifinalista dello scorso anno. Maria fa le valigie e non potrà scegliere l'abito di alta moda adatto per posare con il trofeo davanti alla Tour Eiffel.

 

Il tabellone maschile è qualcosa di meraviglioso. Nei quarti di finale si affronteranno i migliori otto al mondo, con l'unico cambio di posizione tra Berdych (n.4) e il padrone di casa Tsonga (13).

La parte alta è la ciliegina sulla torta, forse il match più atteso dell'anno: Djokovic contro Nadal, la sfida delle sfide. Entrambi scesi in campo nel pomeriggio, hanno battuto agevolmente il francese Gasquet in tre set (Nole) e lo statunitense Sock in quattro (Rafa). Il loro incontro ci dirà se il numero uno potrà puntare al Grande Slam o se il maiorchino potrà arrivare al decimo trofeo sul rosso.

 

Non saranno soli. Federer ha battuto l'altro francese (Monfils) e vola ai quarti di finale di uno Slam per la 44esima volta in carriera. Ad aspettarlo il connazionale Wawrinka, sconfitto fin troppo facilmente a Roma qualche settimana fa e desideroso di una rivincita in stile-Montecarlo, quando riuscì ad avere la meglio contro il campione di Basilea.

 

Continua il cammino di un altro spagnolo, quel David Ferrer portato al quinto set dal nostro Bolelli. Oggi non c'è stata invece gara contro Marin Cilic, ultimo vincitore degli US Open ma ancora a corto di talento sul rosso. Il valenciano avrà vita molto più dura contro Andy Murray, capace di vincere in quattro set contro Chardy ed ancora imbattuto sul rosso in questa stagione, dopo i successi di Monaco di Baviera e Madrid.

 

Tanti francesi hanno già fatto la doccia e preparato la borsa per tornare a casa, l'ultimo superstite è Jo-Wilfried Tsonga, bravo ma non funambolico nel battere un fallosissimo Berdych. Chi ha lasciato a bocca aperta è stato Kei Nishikori. Il giapponese riporta il suo paese tra gli otto migliori giocatori del Roland Garros dopo 82 anni. Era dai tempi di Jiro Satoh del 1930 che il Sol Levante non riusciva a portare un suo giocatore così avanti nel torneo.

 

Chiusura per un ultimo sorriso italiano. Il duo Bolelli-Fognini vola in semifinale dopo aver battuto la coppia Albot-Rosol. Per bissare il successo di Melbourne servono ancora due scogli, i più difficili.