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CITTADINO ONORARIO

Pubblicato il 22 maggio 2015

San Fernando-Manacor-Parigi, una linea ideale collega in questi giorni la cittadina andalusa con il borgo delle Baleari fino ad arrivare alle porte dei Campi Elisi. San Fernando è la città natale di Anne Hidalgo, politica spagnola ma naturalizzata francese, sindaco della capitale che fu la casa di Napoleone. Ha aperto gli occhi nella regione più a Sud della Spagna nel 1959 ma è fuggita da piccola in Francia con la famiglia a causa delle persecuzioni franchiste. A quattordici anni ha cambiato il nome di Ana in Anne. 

Non sappiamo se sia un’abile giocatrice di tennis. Sicuramente un’appassionata della racchetta. Poche ore fa ha insignito della medaglia Grand Vermeil, la più alta onorificenza cittadina, un suo quasi-connazionale: Rafael Nadal da Manacor. Il campione di nove titoli del Roland Garros, ancor prima di mettere piede in campo per raggiungere la Décima (come dicono gli spagnoli), ha aggiunto una medaglia alla sua bacheca, un riconoscimento onorario per meriti sportivi. Il sindaco ha detto “Nadal è il giocatore che incarna più di tutti l’anima di questo torneo”. Come darle torto. Djokovic&Co. sanno bene che batterlo sarà dura, nonostante la sua stagione sia appena sopra la sufficienza.

Nadal che, se fosse nato all’inizio del secolo scorso, non avrebbe potuto partecipare all’Open di Francia e vincerlo per nove volte. Il torneo è infatti nato nel 1891 ma è stato riservato a soli membri francesi fino al 1925. E’ intitolato a Roland Garros, il primo aviatore ad attraversare il Mar Mediterraneo, ma anche uno dei più importanti membri dello Stade Francais.

Il campo centrale Philippe Chatrier, per molti appassionati, è paragonabile a un pomeriggio al Louvre o una messa a Notre-Dame. Insomma, un momento fondamentale da visitare a Parigi durante le due settimane dello Slam. Lo stadio, più volte rimodernato e ampliato, è intitolato all’ex presidente della federazione transalpina, uno dei massimi promotori del ritorno del tennis durante le Olimpiadi. Lo stadio è un museo di ricordi per i colori francesi: le quattro tribune sono dedicate a Jacques Brugnon, Jean Borotra, Henri Cochet e René Lacoste, leggendari campioni degli anni ‘20 e ‘30 che hanno portato il tennis di casa ai massimi livelli.

Alla divina Suzanne Lenglen è dedicato il campo numero due. La leggenda in gonnella ha vinto venticinque prove dello Slam nonchè due medaglie olimpiche quando il tennis femminile era ancora un misto di eleganza e tradizione, non solo in campo ma anche nell’abbigliamento. 

Dentro queste mura e in tutti i campi adiacenti si è fatta la storia del tennis sulla superficie rossa, quella più lenta ma anche quella più difficile. Qui è nata la stella di Nadal come quella di Borg, qui vinse due volte consecutivamente Nicola Pietrangeli. Questa terra è stata l’incubo di Federer e di Sampras. Qui Michael Chang battè dal basso un servizio e rese ridicolo un signore come Ivan Lendl. Yannick Noah portò in trionfo la Francia nel 1983, l’ultimo successo di un giocatore transalpino nello Slam. Il colombiano Andres Gomes battè in finale il favoritissimo Andre Agassi nel 1990, evento che provocò più di un problema emotivo per il ragazzo di Las Vegas. Qui vinse per tre volte un brasiliano, Gustavo Kuerten; qui si disputò uno stranissimo derby argentino tra Gaston Gaudio e Guillermo Corria. Francesca Schiavone fece gioire l’Italia per la prima volta al femminile, Steffi Graf rifilò un doppio 6-0 nella finale del 1988 alla russa Zvereva, una partita che durò meno di un caffè.

Qui Nole Djokovic vuole oggi cullare il sogno di raggiungere il Grande Slam, così come Maria Sharapova non vede l’ora di farsi fotografare nuovamente con il trofeo davanti alla Tour costruita da Eiffel per l’Expo. 

Qui si è fatta la storia, e molta deve essere ancora scritta.

Photo credit: 474061430/Getty Images