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NON TUTTO È DA BUTTARE

Pubblicato il 27 aprile 2015

A Barcellona torna a sventolare la bandiera nipponica. Con un doppio 6-4 a Pablo Andujar, Kei Nishikori bissa il successo di dodici mesi fa e si candida come valida alternativa ai Fab Four per i tornei sulla terra rossa.

 

Una vittoria frutto più di alcuni errori del suo avversario piuttosto che di un gioco fluido ed efficace da parte del giapponese. Nonostante la sconfitta, il giocatore della settimana catalana è stato il 29enne finalista originario di Cuenca, capace di battere sul suo cammino Feliciano Lopez, Fabio Fognini (sul quale torneremo dopo) e David Ferrer. Gli è mancato solo l’ultimo gradino per centrare il suo quarto torneo ATP, dopo Casablanca (2011 e 2012) e Gstaad (2014).

 

Che fosse la settimana (quasi) perfetta di Andujar si è visto nei match contro Fognini e Ferrer. Contro di loro, nelle precedenti occasioni, non aveva mai vinto, anzi, aveva rimediato veloci sconfitte. Con il suo connazionale ha dovuto sudare per imporsi 7-6, 6-3, contro Fabio la vittoria è stata più semplice (6-1, 6-3).

 

Ecco, come possiamo giudicare la prestazione del ligure, capace di battere con un bel tennis Rafa Nadal (campione qui già in 8 occasioni) e poi cedere contro un avversario alla sua portata? Meglio non eccedere in commenti già utilizzati per la precedenti prestazioni del nativo di Arma di Taggia (“non ha testa” oppure “non ha continuità”), forse sarebbe più utile dire che contro Nadal si è espresso al meglio delle sue possibilità mentre contro Andujar non ha trovato le contromisure necessarie per portare a casa punti importanti.

 

Nel tennis, come in tanti altri sport, l’equazione se batti il numero uno allora vincerai il torneo non ha ragione di esistere. Andiamo oltre con una piccola provocazione: certi giocatori più bassi in classifica sono più difficili da affrontare piuttosto che un pluricampione del Roland Garros. Andujar non lo era per Fognini fino a qualche giorno fa (nei precedenti incontri lo spagnolo aveva vinto solo 3 game di media a set) ma in campo si è dimostrato più ostico del famoso mancino di Manacor. Peccato perché la vittoria contro Nadal era stata rotonda, con apprezzamenti anche da parte del pubblico di casa. L’ultimo semifinalista italiano nella città di Gaudì è stato Andrea Gaudenzi, ormai nel lontano 1998.

 

La speranza è che la prestazione contro Nadal (già due vittorie quest’anno per Fognini contro di lui) possa spingere l’italiano a far bene nei prossimi tornei sulla terra: Madrid, Roma e soprattutto Parigi. Ha la forza e le capacità per battere un campione, deve riuscire a trovare la concentrazione e non incappare in una giornata no anche quando sfida un giocatore più sotto in classifica. Molte volte Fabio ha giocato il suo miglior tennis quando non aveva nulla da perdere (contro Federer a Ginevra in Coppa Davis, per esempio), dovrebbe cercare di entrare in tutte le partite con questo spirito. Madrid e gli Internazionali d’Italia, con il grande pubblico a tifare per lui, ci diranno se sarà pronto per il salto di qualità sotto la Tour Eiffel.

 

Photo credit: 471255498/Getty Images