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“ARBITRO, METTITI GLI OCCHIALI!”

Pubblicato il 10 aprile 2015

Stanislas Wawrinka e Lin Zhu non hanno nulla in comune, se non quello di essere due professionisti del tennis. 

Lo svizzero è nel circuito Pro dal 2003; si è proclamato campione juniores del Roland Garros 2002 e ha vinto il suo primo Major nel 2014 a Melbourne, arrivando fino alla terza posizione mondiale, il suo best ranking. In coppia con Roger Federer ha portato la Svizzera a trionfare per la prima volta in Coppa Davis contro la Francia di Tsonga&Co.

La cinese ha solo la bandiera in comune con la connazionale Na Li. Nessun titolo del Grande Slam in bacheca ma solo sei tornei ITF, tra Jakarta e Balikpapan.

Ma c’è qualcosa che differenzia ancor di più il nativo di Losanna dalla giovane ragazza. Non sono i titoli lucidati nel salotto di casa bensì una parola preziosa quanto nobile: la sportività. Nelle ultime due settimane Stan e Lin ci hanno mostrato le due facce di ciò che vuol dire essere dei giocatori rispettati da avversari e pubblico. 

Lo svizzero stava soffrendo nel match (poi perso) con Mannarino. Sotto nel punteggio durante il terzo turno di Miami, viene chiamato un doppio rimbalzo al suo avversario sebbene nell’allungo la racchetta colpisca prima la pallina. L’arbitro assegna il punto a StanMan. Mannarino protesta educatamente, senza imprecare contro il giudice di sedia. Stan, da grande sportivo, vuole rigiocare il punto perché riconoscere l’errore dell’arbitro. Il pubblico gli rende omaggio con un’ovazione.

L’esatto opposto di ciò che ha combinato la baby cinese nel match contro la nostra Francesca Schiavone.  Alla fine del secondo set, in vantaggio 45-15, dopo una splendida palla corta dell’italiana, la Zhu arriva sulla palla, ma la colpisce oltre la rete facendola prima toccare il terreno. Punto per la Schiavone. Il giudice di sedia Ali Nili, però, non se ne accorge e assegna la palla del game a Zhu. Francesca non ci può credere perché il gesto era tanto evidente da sembrare paradossale. Chiede alla cinese un gesto di fair play ma quest’ultima nega l’evidenza. “Qui ci sono le televisioni – disse Francesca – lo vedranno milioni di persone…”. Ma nulla. La cinese preferisce nascondersi al suo angolo.

Due errori grossolani dei giudici di sedia, due modi diversi di interpretare il concetto di sport. Nell’era dell’Occhio di Falco e dei prossimi Gechi (i sistemi elettronici in via di sperimentazione), l’errore umano è ancora possibile nel tennis. La Schiavone non è stata certo fortunata nella sua carriera. Al Roland Garros del 2011, contro la cinese (guarda caso…) Na Li, subisce un clamoroso torto per una palla chiamata dentro ma ben oltre la riga. Peggio andò a Sara Errani. A Cincinnati, nella partita contro la Wickmayer, le fu chiamato un servizio out quando era dentro di almeno una spanna! Un errore clamoroso. 

Fabio Fognini “ama” le sfuriate. Lo scorso anno, ad Indian Wells, chiamò il supervisor dell’ATP per farsi assegnare un punto, ingiustamente tolto dal giudice El Jennati. Il siparietto durò quasi cinque minuti. Curiosamente l’arbitro marocchino fu protagonista, solo poche ore prima, di una svista clamorosa nell’incontro tra Stepanek e Istomin. 

Louise Engzell vince il premio per la peggior chiamata di sempre. Sbaglia a considerare dentro una pallina della Kerber e non fa ripetere il punto alla Hantuchova. Due errori in uno. E nemmeno un Wawrinka nei paraggi per dimostrare che cosa sia la sportività.

Photo credits: 468519234 / Getty Images