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A UN PASSO DALLA STORIA

Pubblicato il 17 marzo 2015

Il primo giorno di novembre del 2004 era un lunedì. Andy Murray era uno sconosciuto giocatore inglese, con i capelli arruffati e una camminata poco fluida. In classifica ATP il suo cognome era vicino al numero 508, ovvero uno dei tanti.

 

Dodici mesi dopo, durante il torneo di Basilea, sfidò al secondo turno il connazionale Tim Henman, una leggenda del suo paese sebbene non sia mai riuscito a sfatare il mito di Fred Perry e riportare il Regno Unito vittorioso sull’erba inglese di Wimbledon. Tim era numero 28 del mondo ma la partita fu vinta dal giovane Andy, un talento emergente della stessa dinastia-età di Nole Djokovic. A fine anno Murray scalò 449 posizioni nel ranking, divenne il secondo più giovane giocatore della storia a entrare nella top 100, e prese virtualmente i galloni del capitano inglese durante la simbolica vittoria contro Henman.

 

Sono passati dieci anni. Quello che non riuscì mai a Henman divenne realtà con Murray dopo la vittoria ai Championships contro Djokovic nel 2013. L’anno prima perse la finale con SirRoger Federer, scoppiò a piangere, ma qualche giorno dopo portò la Gran Bretagna sul gradino più alto del podio alle Olimpiadi di Londra.

 

Poche ore fa, a Indian Wells, Murray si è imposto in tre set contro il tedesco Philipp Kohlschreiber. Accede al prossimo turno dove affronterà il francese Adrian Mannarino, “giustiziere” di Fognini al suo esordio e capace di piegare il lettone Gulbis nell’incontro successivo. Per Murray la partita con Mannarino avrà un sapore speciale, non solo per la sua corsa al primo ATP 1000 della stagione ma perché porterà il ragazzo di Dunblane a solo una vittoria dal record storico di…Tim Henman, ovvero il giocatore britannico con più successi (496). Nel deserto californiano Murray potrebbe coronare un sogno inseguito da più di due lustri.

 

Il resto del tabellone maschile di Indian Wells fa sperare, ancora per un po’, gli americani. John Isner batte fin troppo agevolmente il sudafricano Kevin Anderson e si guadagna il diritto di sfidare al prossimo turno Novak Djokovic, apparso non al meglio nella sfida con Ramos-Vinolas. Esce di scena David Ferrer (già tre trionfi per lui nel 2015) per mano dell’australiano Tomic; a fatica anche il giapponese Nishikori, testa di serie numero 5, contro Verdasco.

 

Oggi Roger Federer vuole prendersi la rivincita contro il nostro Andreas Seppi, ultimo italiano nel tabellone maschile. La vittoria dell’altoatesino a Melbourne brucia ancora e Roger non ha nessuna intenzione di concedere il bis. Scendono in campo anche Raonic contro Dolgopolov, Berdych contro Johnson, Dimitrov contro Robredo e Nadal contro l’americano Donald Young.

 

Il piatto forte di oggi sono le sfide al femminile. Serena Williams torna sul Centrale per sfidare la giovane connazionale Sloane Stephens, che in tanti (forse troppi) vedono come la sua naturale erede. Per l’Italia è però il giorno della sfida tra Flavia Pennetta e Maria Sharapova. La brindisina e campionessa uscente ha battuto in due set l’australiana Samantha Stosur. Quasi lo stesso punteggio anche per la siberiana contro Victoria Azarenka.

 

Le sfide tra Pennetta e Sharapova sono in perfetta parità: 2 a 2. Sono gare finite sempre al terzo set, segno di un equilibrio di gioco non paragonabile a quella della classifica WTA. Lo scoglio Sharapova è duro (durissimo) ma non impossibile. Flavia infatti ha vinto le ultime due partite, entrambe giocate sul cemento, con la ciliegina sulla torta dell’US Open del 2011. Oltre alla tecnica serve un pizzico di fortuna nonché tanto cuore da mettere in campo.

Murray è a due passi dalla storia, Flavia vuole continuare a riscriverla.

Photo Credit: 466533562/GettyImages