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DA ANATROCCOLO A CIGNO, LA DOMENICA DI PASSIONE DI SASHA

Pubblicato il 9 marzo 2015

Attualmente gli eroi del Kazakistan sono trentadue. A ricevere la stella a sette punte con il nastro di colore azzurro da parte della Presidenza di Astana sono stati molti ex militari e combattenti della resistenza sovietica, ma non mancano professori di chimica, scrittori, il direttore dell'associazione per la produzione di calcestruzzo semiplatinato, compositori e registi teatrali, sebbene il personaggio più famoso del paese sia un giornalista immaginario, ovvero Borat, interpretato al cinema dall’attore inglese Sacha Baron Cohen.

Non è immaginario (purtroppo) e non ha ancora ricevuto l’onoreficenza ma Aleksandr Nedovyesov è già entrato di diritto nel cuore dei suoi concittadini. Il nativo di Alushta, piccola città della Crimea, fino a poco tempo fa territorio ucraino e ora in mano alla Russia di Putin, naturalizzato kazako, ha passato parte della sua vita in America, alla Oklahoma State University, diventando per tre volte All American. Da ieri pomeriggio è Sasha Il Grande, capace di sconfiggere alla quinta decisiva partita il più alto in classifica Fabio Fognini, consentendo alla Repubblica d’Asia di continuare la corsa in Coppa Davis e relegando l’Italia di Barazzutti ai play-off per rimanere nel gruppo dei migliori.

Una mese da incubo per il ct in panchina. Prima l’inaspettata sconfitta dell’ItalDonne a Genova contro la Francia di Amelie, capace di ribaltare lo 0-2 della prima giornata con un meritatissimo 3-2 finale. Ora gli uomini, che solo pochi mesi fa stavano contendendo la finale alla Svizzera di Federer e Wawrinka, in vantaggio sul 2-1 dopo la vittoria del doppio, e incapaci di portare a casa uno dei due punti domenicali in palio.

Prima di Sasha Il Grande ci aveva pensato Mikhail Kukushkin a rimettere la partita in pareggio. Il trattamento riservato ad Andreas Seppi, spento e molto distante dal giocatore vittorioso contro Federer agli Australian Open di gennaio, è stato identico a quello ‘imposto’ a Simone Bolelli durante il venerdì di gare. Un primo set strappato con i capelli per poi chiudere agevolmente il discorso nei due successivi parziali. Per Andreas un brutto black-out contro un avversario che sì aveva dedicato le ultime due settimane ad allenamenti specifici su questa superficie molto veloce ma che comunque è indietro in classifica generale (58ª posizione ATP). Ad Andreas più che il tennis è mancata la testa, la forza per reagire. Una carenza inaspettata per un uomo come l’altoatesino.

Con il pareggio le sorprese sono arrivate dalla panchina. Quella italiana era solo ‘mascherata’, quella kazaza è risultata vincente. Fognini prendeva il posto di Bolelli per giocare il match più importante del weekend; il capitano dei padroni di casa, Dias Doskarayev, anche con il suggerimento del Presidente della Federazione, preferiva lasciare in panchina Andrey Golubev e scommettere sulla carta Nedovyesov. I kazaki non sono un popolo scaramantico ma il solo fatto di sapere che Fognini avesse sempre vinto contro Golubev ha indotto il ct a schierare il giocatore dei Challenger, numero 130 del mondo, ovvero cento e più numeri sotto il ligure.

Tre ore e quaranta minuti hanno trasformato il piccolo sconosciuto anatroccolo in cigno. Vince il primo set, perde i successivi due, rimonta al quarto, in vantaggio 4-1 al quinto, si fa rimontare fino al 4-5 per poi chiudere 7-5 in suo favore. Un’altalena di emozioni, di tennis di nervi più che di qualità, con giudici di linea troppo “casalinghi” (e per fortuna che l’occhio di falco non guarda in faccia a nessuno!). 

All’Italia il grande rammarico di aver perso contro un avversario difficile ma non insormontabile, di essere stata in vantaggio e di non aver avuto la lucidità di chiudere, di aver lottato contro le chiamate orribili dei giudici – che condizionano, è vero, ma che non devono essere una scusa -. 

Sasha Il Grande ha già detto che ha bisogno di una vacanza per rilassare la mente dopo tante emozioni. L’Italia ha bisogno di calma per riflettere sul recente passato (maschile e femminile) per non buttare al vento una crescita generale del nostro tennis.

Credits: 454148032/GettyImages