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UNA STRANA ANALOGIA

Pubblicato il 30 gennaio 2015

Non si amano, non usciranno a bere un cocktail con l’ombrellino dopo la finale e non andranno nemmeno a fare shopping insieme la prossima settimana. Ma sul campo si rispettano. Per Serena sarà la ventitreesima finale di uno Slam, con l’obiettivo di arrivare a diciannove successi nei Major. Per Maria sarà la decima volta, con cinque vittorie in carriera.

 

L’epilogo del torneo femminile di Melbourne 2015 è la miglior versione del tennis in gonnella. La numero uno e la numero due del mondo, forza ed eleganza, ambizione e glamour. Tutto racchiuso in Williams contro Sharapova.

 

Sarà molto dura per Maria, ma non impossibile. Con il passare dei giorni, sul terreno blu del Melbourne Park, ha preso fiducia e una maggior condizione atletica. Ma per battere Serena e la sua maledizione servirà la partita della vita.

L’ultimo successo della russa è datato 2004, al Tour Championship di Los Angeles. Qualche mese prima la vittoria più prestigiosa, un 6-1/6-4 nella finale di Wimbledon quando la nativa di Njagan’ divenne la prima russa a vincere sull’erba di Sua Maestà. Da quel momento sono arrivate quindici sconfitte consecutive, su tutte le superfici e a tutti i livelli. La peggior e la più eclatante, sicuramente, il 6-0/6-1 con cui Serena vinse la medaglia d’oro di Londra ai Giochi Olimpici del 2012.

 

L’americana cerca di prepararsi alla finale con spirito zen. “Ho vinto qui a Melbourne più volte (cinque, l’ultima nel 2010), non devo vincere per forza un’altra volta. Lo voglio, ma non si tratta di vita o morte per me. Penso che mi aiuti a essere rilassata. Quindi lei non ha niente da perdere, io non ho niente da perdere, e penso che sarà divertente.” Forse non crede alle sue parole al 100% ma non avere l’ossessione del successo può indubbiamente aiutarla.

 

E Maria? Anche lei deve ricorrere agli ideali del buddhismo per interrompere la striscia vincente di Serena? In tanti sperano in una sua vittoria, semplicemente per dare vivacità a una sfida troppo sbilanciata verso l’americana. Non ci sono segreti nelle tattiche di gioco, così come nei punti deboli e in quelli di forza. Il parallelismo tennistico potrebbe essere fatto con Federer e Nadal. I maligni recitano “quando la Sharapova batterà nuovamente la Williams allora Federer supererà Nadal al Roland Garros”. Siamo sicuri che da Basilea faranno il tifo per Maria…

 

Una strana analogia passa da Londra e finisce a Melbourne. Negli scontri diretti tra i due finalisti maschili, Novak Djokovic e Andy Murray, il bilancio pende a favore del serbo per 15-8, ovvero il 65% dei successi totali. Ma l’ultima vittoria dello scozzese è il suo ricordo più bello: Wimbledon 2013, quando la Gran Bretagna tornò a festeggiare per un suo concittadino dopo 77 anni di digiuno. L’anno prima, a settembre, Murray riuscì finalmente a vincere uno Slam (l’US Open) battendo al quinto set proprio Djokovic. Gli ultimi quattro incontri, tutti dello scorso anno, sorridono però al numero uno del mondo. Per Nole sarebbe il quinto successo a Melbourne, per Andy il primo dopo tre finali perse (due delle quali contro Djokovic nel 2011 e 2013). Insomma, i ragazzi si conoscono. E bene. Djokovic arriva alla finale un po’ stanco dopo i cinque set contro Wawrinka, Murray più fresco per la vittoria contro Tomas Berdych. Salvo sorprese sarà una finale lunga dove il fattore mentale sarà importante quanto la tenuta al servizio.

 

Williams contro Sharapova, Djokovic contro Murray. Il campo questa volta ha rispecchiato i valori espressi durante le due settimane di gioco ed in finale arrivano i migliori. Maria e Andy si aggrappano allo spirito di Londra (le loro vittorie a Wimbledon) per battere i numeri uno.

 
Photo credits: Neale Cousland / Shutterstock.com