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L’ALBERO DI IVO

Pubblicato il 14 gennaio 2015

Il pallottoliere ufficiale dell’ATP segna un numero “mostruoso”: 9.042. È il totale di ace messi a segno in carriera da Ivo Karlovic, gigante di Zagabria (211 cm d’altezza per oltre 100kg di peso), dal 2000, anno del suo passaggio al professionismo, fino alla settimana passata, quando a Doha, nel deserto, si è permesso di battere il numero uno del mondo Novak Djokovic. A suon di servizi vincenti, naturalmente.

 

Ma non poteva essere altrimenti per un giocatore così alto, un ‘pivot’ stile-NBA prestato alla racchetta. Roger Federer coniò per lui una splendida frase: “Karlovic è talmente alto che sembra che serva da un albero”. I suoi match non sono abitualmente ricchi di scambi. Quando è Ivo che deve comandare, il suo avversario si fa il segno della croce per sperare di poter avere il permesso di rispondere. La sua altezza è però un’arma a doppio taglio: il croato è lento negli spostamenti – non potrebbe essere diversamente – e non ha mai avuto un colpo di rimbalzo di assoluto livello.

 

In carriera ha vinto cinque tornei, tutti Master 250: Houston, sulla terra rossa nel 2007, poi due volte a Nottingham sull’erba, uno a Stoccolma sul sintetico e uno a Bogotà, sul cemento, nel luglio del 2013 quando ebbe la meglio in finale del padrone di casa Alejandro Falla. Ha collezionato anche sette finali, la più importante al Queen’s nel 2005 quando venne sconfitto con un doppio tie-break da Andy Roddick.

 

Ma proprio qualche giorno fa Ivo si è preso la rivincita sull’ex numero uno al mondo di Omaha. Non in campo, bensì nelle statistiche all-time. Con l’americano ormai ritirato dal tennis giocato, Karlovic ha effettuato il sorpasso a quota 9.075, un ace in più di quelli messi insieme in tutta la carriera dal vincitore dell’US Open del 2003. Ivo si è insediato al numero due, con poche speranze di raggiungere un suo connazionale, Goran Ivanisevic, il migliore.

 

Curiosità vuole infatti che i due più forti “bombardieri del servizio” siano croati. L’attuale allenatore di Marin Cilic ha collezionato nella sua lunga carriera 10.183 servizi vincenti, alcuni dei quali gli hanno permesso di togliersi il lusso di vincere Wimbledon nel 2001. Grazie alla wild card degli organizzatori (Ivanisevic era in 125ª posizione al momento della compilazione dei tabelloni) e al suo terribile mancino, con lancia di palla poco sopra della spalla, Goran si laureò campione e cancellò l’amarezza delle tre precedenti finali perse sull’erba (una al quinto set contro Agassi e due contro Pete Sampras).

 

Karlovic non ha mai saputo ripercorrere le strade del talento di Spalato. Il suo best ranking è stata la 14ª posizione dell’agosto del 2008, ormai sette stagioni fa.

Riuscirà Ivo a colmare i 1.141 ace che ancora gli mancano per essere il migliore di tutti? Difficile, se non impossibile. Anche perché l’anagrafe corre più veloce dei suoi servizi e il prossimo mese le candeline saranno 36. Gli rimarrà la medaglia d’argento, alle spalle del grande Goran.

Photo credit: lev radin / Shutterstock.com