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CENTOVENTI MINUTI

Pubblicato il 10 dicembre 2014

Immancabili come i cannelloni a Natale o le lenticchie con il cotechino a Capodanno, arrivano le nuove idee rivoluzionarie del tennis. Visto che i tornei sono finiti, i giocatori sono in vacanza o pensano a come organizzare al meglio il matrimonio (Andy Murray), i “pensatori senza racchetta” si mettono intorno a un tavolino e cercano di tirare fuori il coniglio dal cilindro per le prossime stagioni.

 

L’ultima idea è curiosa e non viene da una voce fuori campo, bensì da Chris Kermode, il Chief Executive Officer dell’ATP. Eletto numero uno dei tornei maschili dopo aver diretto il torneo del Queen’s e le Finals di Londra, ha voluto tracciare le linee guida del suo mandato. “Non sono un uomo da poltrona, non sono qui per scaldare una sedia. Voglio fare cambiamenti perché credo che restare immobili faccio solo male al circuito. Il tennis deve sempre evolversi e adeguarsi alle nuove tecnologie”.

 

Fin qui tutto bene. Kermode però è un uomo di numeri, un “contabile” e non un ex top ten della racchetta. Dai più grandi si è fatto consigliare, in una riunione fiume di un mese fa, alla quale hanno partecipato John McEnroe come Mats Wilander, Boris Becker come Carlos Moya ma anche amministratori delegati di agenzie di comunicazione e direttori esecutivi delle tv britanniche.

 

Il riassunto del brainstorming può essere così descritto: il tennis è in gran salute, ha numeri in crescita, sfide affascinanti, giovani pronti a prendere il posto dei veterani e audience davanti allo schermo in forte ascesa. Che fare per non restare immobili? Fino al 2018 tutto è già stato messo nero su bianco, dalle date ai tornei fino ai (ricchi) montepremi. Un progetto a lunga scadenza – quattro anni al posto dei precedenti due – per consentire una miglior pianificazione del business.

 

E visto che le banconote con il ritratto di Benjamin Franklin fanno sempre gola, Kermode prova a lanciare la sua idea di tennis-dinamico, per non annoiare gli spettatori e per strizzare l’occhiolino alle pubblicità. Basta match lunghi cinque ore, nessuno riesce più a seguirli. I ragazzi non sono più disposti a dedicare tanto tempo ad un solo incontro. Se fosse Federer contro Djokovic avrebbe un senso, ma in altri casi no. Dovremmo cercare di abbandonare lo schema dei cinque set e portare anche gli Slam ai tre soli parziali. Match più vitali e intensi, non più maratone (sebbene in molti potrebbero ricordare al numero uno ATP che proprio i match-maratona sono quelli che passano alla storia, come la scorsa finale di Wimbledon).

 

Non solo. Kermode non vuole perdite di tempo. E non stiamo parlando dei famosi tic di Nadal prima di un servizio. Non esiste che un match sia preceduto da un quarto d’ora di riscaldamento, con il giocatore che va a sedersi per un paio di minuti, poi fa cinque minuti di palleggio, poi torna a sedersi, poi gioca un game, poi ripassa dal suo posto, si riferma un’altra volta, poi va a prendere l’asciugamano….…due minuti possono bastare! Giusto per non sentirsi dire dal giocatore che si è fatto male perché non si è potuto scaldare.

 

L’interesse sportivo deve esserci da quando il giocatore mette piede in campo al suo saluto finale al pubblico. Magari condensato in sole due ore di grande tennis. Così la gente avrà ancor più interesse per un incontro e non si annoierà a vedere il telefono dopo ogni quindici.

 

La battaglia di Kermode è solo all’inizio.