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LE ALTERNATIVE DI LUSSO

Pubblicato il 1 novembre 2014

La prima volta non si scorda mai. Milos Raonic piega finalmente (per i suoi fans) SirRoger Federer e toglie lo zero dalla casellina vittorie contro sua maestà svizzera. Un’ora e 33 minuti di gioco, conditi dai 21 ace sul veloce indoor parigino, permettono al canadese di origine montenegrine di accedere alle semifinali e di mettere nella borsa la soddisfazione di aver battuto il tennista più in forma del momento (nonché una leggenda della racchetta).

Il digiuno finisce al settimo tentativo, con un Federer un po’ sottotono ma filosofico nell’analizzare la partita: “Avrò 9 giorni per riposarmi prima delle Finals e questo è molto importante. Se non dovessi diventare n.1 non sarebbe certo una gran delusione. Milos ha servito benissimo e ha fatto tutto bene, ha colpito bene la palla, ha messo a segno ottimi passanti… Per quanto mi riguarda, ho cercato di fare tutto quello che potevo. Lascio Parigi sentendomi abbastanza bene, ma ne approfitterò per riposarmi e recuperare“. Insomma: torno a casa, sereno perché non ho l’assillo della scalata alla vetta della classifica ATP (lui che è il recordman assoluto con 302 settimane da migliore dei migliori), con la mente rilassata perché il vero obiettivo di fine anno non è chiudere davanti a Djokovic ma alzare l’insalatiera della Davis a fine mese a Lille.

Nole, fresco papà, non sembra aver perso il vizio di battere Andy Murray. Il serbo colleziona il quindicesimo successo, dei 24 incontri disputati, con una partita solida e concentrata. Per almeno due settimane potrà dormire sonni tranquilli in vetta alla classifica. Dentro il palazzetto parigino il suo grande amico scozzese è sembrato di un gradino inferiore al giocatore ammirato nelle ultime settimane, lo stesso che ha collezionato un buon numero di vittorie (compreso l’ATP di Valencia) che gli hanno permesso di entrare nel tabellone delle Finals di Londra. Sarà la prima volta che Andy tornerà in patria dopo essersi schierato a favore dell’indipendenza del referendum scozzese. I tifosi della City lo inciteranno come a Wimbledon o gli faranno pagare il suo credo scissionista?

A Londra ci saranno anche il ceco Tomas Berdych, vittorioso sul sudafricano Kevin Anderson, e il giapponese Kei Nishikori che ha eliminato in rimonta lo spagnolo David Ferrer. Berdych, dopo aver accettato con signorilità il rifiuto del suo connazionale Ivan Lendl di fargli da coach, continua nella sua lentissima crescita tennistica. Fa più notizie per le (orrende) maglie che indossa. A Parigi è Nishikori-mania. I fans con gli occhi a mandorla costringono il finalista degli US Open a un’interminabile sessione di selfie e fine match. Lui sì che è cresciuto molto nel 2014 e merita di diritto di andare a Londra.

Ma prima di varcare la Manica c’è un Master 1000 da vincere. Papà Djokovic è il grande favorito, Milos-Tomas-Kei le alternative di gran lusso.