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La capanna dello zio Toni

Pubblicato il 9 ottobre 2014

Prima l’infortunio al posto destro, “responsabile” della sua assenza nei tornei americani di quest’estate – US Open compreso -, poi la polemica mezzo stampa con la nuova allenatrice di Davis spagnola (per informazioni chiedere a zio Toni). In Asia il ritorno alle competizioni, ma senza sorridere troppo: a Pechino fuori per mano dello slovacco Martin Klizan ai quarti di finale, a Shanghai dal connazionale Feliciano Lopez dopo solo un giorno di torneo. Il tutto condito da un’appendicite curata con antibiotici.

Insomma, la seconda parte dell’anno non sembra essere di quelle da ricordare per l’ex numero uno al mondo Rafael Nadal. “È da Wimbledon che non sono fortunato” ammette candidamente il mancino di Manacor, “ma al momento nessuna operazione in vista”. Tutto rimandato alla conclusione naturale della stagione, ovvero il Master di Londra. Senza sorprese dell’ultimo momento, il nove volte campione del Roland Garros dovrebbe chiudere in Europa: prima a Basilea, poi a Parigi e infine nella City.

Quanto è mancato ai suoi tifosi? Tantissimo. Quanto ai suoi avversari? Un po’ meno. 

Il 2014 di Rafa è stato vissuto in altalena: ottimo inizio con la vittoria di Doha, poi la finale persa agli Australian Open per mano di Stan-Man Wawrinka dopo una semifinale da ricordare (soprattutto per le vesciche alla mano) contro il suo eterno avversario Roger Federer.

Vince a Rio de Janerio, tornando in Sudamerica dove era iniziata la sua “seconda vita tennistica” dopo l’infortunio al ginocchio. Ma perde al tempo stesso la supremazia del rosso monegasco dopo 9 finali consecutive (battuto da Ferrer) e il torneo di “casa” di Barcellona. Alza al cielo la coppa di Madrid ma solo grazie all’infortunio al giapponese Kei Nishikori, perde da Djokovic la finale di Roma in tre set. Si rifà con gli interessi nel palcoscenico più importante, ovvero il Roland Garros di Parigi, arrivando a quota 14 Slam come un tale Pete Sampras. A Londra, sull’erba di Sua Maestà, fa conoscere al mondo le capacità tennistiche del giovane australiano Nick Kyrgios da cui esce sconfitto in quattro set. Poi l’infortunio alla mano durante un allenamento estivo ed ora l’appendicite. Qualcuno da Belgrado o Basilea ha fatto una bambolina Voodoo al maiorchino? 

Da sempre consapevole di sforzare al massimo il suo corpo (forse anche al di là dei limiti ragionevoli), Nadal deve capire come iniziare a dosare forze e tornei per non rischiare di perdere mezza stagione ogni due anni. E forse al suo fianco non ci sarà lo zio-allenatore di tutta la vita. 

Cosa farà Toni Nadal una volta che Rafa avrà abbandonato il professionismo?, è stato chiesto durante un’intervista. Ecco la risposta: Non mi preoccupa molto quello che verrà dopo. Ho una certa età e sono vicino ad abbandonare i campi anche prima del ritiro di Rafael. Credo che rimarrò nel mondo del tennis. Rafael ha aperto un'accademia a Manacor, quindi lavorerò lì. Ho avuto alcune offerte per andare in altre nazioni d'Europa, le ho rifiutate. Voglio continuare col tennis. Allenare un giocatore professionista sarebbe una cosa abbastanza difficile dopo essere stato tutto questo tempo con un giocatore di successo come Rafael. Durante la collaborazione non mi sono mai sentito a disagio. E' un momento complicato per i giovani, ma allo stesso tempo importante per il loro futuro, perché quel che conta è l’inizio.

Magari non dal prossimo Australian Open, magari solo dopo il decimo trofeo parigino, ma ci sarà mai un Nadal (Rafa) senza Nadal (Toni)? Difficile immaginarlo. Molto difficile.

Photo credits: lev radin / Shutterstock.com