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A scuola da Nick

Pubblicato il 1 ottobre 2014

Per diversi decenni un allenatore di Pelham, cittadina dello Stato di New York, è stato paragonato al dio greco Eracle (Ercole per i romani). I successi di molti sui atleti sono stati il frutto di incessanti sedute di allenamento, come le dodici fatiche che seppe affrontare il figlio di Alcmena e Zeus. Il teatro degli sforzi non sono state però le dolci colline della Magna Grecia bensì i campi in cemento di Bradenton, Florida.

L’Eracle con la racchetta in mano si chiama Nicholas James Bollettieri, figlio di immigrati italiani, nato in una calda estate del 1931. Laureato in filosofia in Alabama, dopo una parentesi nell’esercito a stelle e strisce, ha deciso di diventare allenatore di tennis, forse il più famoso allenatore di talenti degli ultimi 30 anni. Da Sheryl Smith e Brian Gottfried, i suoi primi allievi, fino a  Kei Nishikori, il primo giapponese ad arrivare a una finale dello Slam, in tanti hanno calpestato l’Accademy di Nick. 

È doveroso citare alcuni nomi:  Andre Agassi, Jim Courier, Monica Seles, Mary Pierce. Ma anche Maria Sharapova, Daniela Hantuchová, Jelena Jankovi?, Nicole Vaidišová, Sabine Lisicki, Sara Errani, Tommy Haas, Max Mirnyi, Xavier Malisse, Venus Williams, Serena Williams, Martina Hingis, Anna Kournikova, Marcelo Ríos e Boris Becker. Così, quasi in ordine sparso. In molti casi erano solo delle giovani promesse (vedi il talento ribelle di Agassi o l’esile Maria Tiffany Sharapova arrivati in Florida all'età di 7 anni), in altri erano tennisti che ricercavano la cultura dell’allenamento per fare il decisivo salto di qualità. Tennisticamente parlando, infatti, anche le sorelle Williams si sono formate da "papà Nick".

Criticato per creare spesso dei cloni, ovvero affossare in parte il talento per dare spazio alla cultura del rigore atletico (lo slogan dell’Accademia è “Where players train”), il centro sportivo del filosofo Bollettieri è una miniera d’oro per chi vuole dedicarsi al tennis 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. La struttura non ha eguali al mondo: oltre 70 campi, un piccolo college, alloggi per i ragazzi, mensa, insomma, dalla mattina alla sera all’interno del recinto sportivo di Nick. Quel recinto che tanto detestava Agassi ma che fu fondamentale per la sua crescita sportiva.

Bollettieri, così come tanti allenatori sportivi, può essere criticato per la sua visione del gioco, del lavoro e della filosofia di vita. Un merito però è doveroso riconoscergli: alimenta un movimento sportivo, permette a ragazzi ancora acerbi di diventare dei potenziali numeri uno. I campioni targati Nick però rappresentano solo la punta di una piramide che comprende centinaia e centinaia di ragazze e ragazzi che ogni giorno si allenano sperimentando la stessa preparazione, le stesse esercitazioni che hanno affermato la validità del metodo. Ragazzi che escono dall’accademia formati nel fisico e nel carattere con dei chiari valori morali cui fare riferimento anche al di fuori del rettangolo con la rete in mezzo.

La crisi del movimento tennistico statunitense, specialmente in campo maschile, ha fatto ammettere a Nick che si è chiusa un’epoca memorabile. “L’età dell’oro che si è aperta negli anni Settanta è finita. Oggi tutto il mondo gioca a tennis, non più solo gli Stati Uniti e altri quattro-cinque Paesi”. La sua soluzione per far tornare a sventolare la bandiera a stelle e strisce sui gradini più alti del podio? Semplice: “L'altezza media nel circuito maschile è 1,90, 1,78 nelle donne. Prenderei i 40 migliori ragazzi e ragazze e li metterei nello stesso centro, tutti spesati. Una volta che hai la crema della crema, cominci a lavorarci sopra e punti sull'effetto emulazione”

Lo si può ammirare o lo si può detestare. Ma la chiarezza con cui ha sempre visto il tennis lo fa entrare di diritto in uno dei più famosi educatori di sport.