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HARLEM GLOBETROTTERS

Pubblicato il 18 settembre 2014

“Allons enfants de la Patrie, Le jour de gloire est arrivé!…” Chissà se sotto la doccia Gaël Monfils sta ripassando l’inno composto da Claude Joseph Rouget de Lisle (anche se una nuova ipotesi attribuisce La Marsigliere all’italiano Giovanni Battista Viotti, musicista di corte a Parigi dopo la Rivoluzione). Lui, nato sotto la Tour Eiffel da madre originaria delle Martinica e padre della Guadalupa, ha scoperto il tennis fin da bambino e vuole riportare la Francia sul trono del tennis mondiale.

Dal 21 al 23 novembre farà parte della squadra guidata da Arnaud Clement che a Lille cercherà di strappare l’insalatiera al team svizzero del duo SirRoger-Stan Man Wawrinka. Torneranno a disputare la finale dopo quattro anni quando, nel 2010, persero in casa della Serbia di Nole Djokovic, al loro primo trionfo assoluto. Nell’albo d’oro delle vittorie i transalpini sono a quota 9, un loro successo nella città ai confini con il Belgio permetterebbe di scavalcare i cugini d’Oltremanica della Gran Bretana e issarsi solitari sul terzo gradino del podio dietro gli inarrivabili Stati Uniti (32) e Australia (28).

Molte delle speranze saranno riposte sui riccioli di Gaël e sul suo talento. A Belgrado, chiuso dentro un palazzetto nel dicembre del 2010, Monfils portò la sua nazionale in vantaggio dopo un sonoro 3-0 contro Janko Tipsarevi? il venerdì ma subì lo stesso trattamento da Novak Djokovic la domenica, capace di lasciargli solo 6 games in tre set. A novembre se la dovrà vedere con il sette volte campione di Wimbledon e l’ultimo vincitore dell’Australian Open (compiti non certo agevoli) ma Gaël rappresenta il classico giocatore che fa impazzire i bookmakers: è imprevedibile.

Arrivato fino al numero 7 del mondo, ha in bacheca cinque tornei (quattro sul cemento indoor e uno sulla terra battuta) oltre a 16 finali, tra le quali due Parigi-Bercy, Tokyo e Washington. Professionista dal 2004 ha nell’esplosività e nella muscolarità le sue armi di forza. Non è un raffinato della racchetta, a rete va solo per stringere le mani agli avversari alla fine degli incontri, ma è capace di realizzare dei punti da circoletto rosso, spesso nelle top ten settimanali dell’ATP. I colpi sotto le gambe (vedi match contro Djokovic a Toronto quest’anno), i tuffi lungo il campo, per non parlare delle bordate da fondo comprese di salto alla Michael Jordan. 

Ama il pubblico, ama giocare con le sue urla. A molti non piace perché appare un “circense sul rettangolo di gioco”, troppo teatrale nei suoi gesti come nelle sue reazioni. Altri, al contrario, lo ammirano perché non è omologato alla stretta osservanza delle regole, un Harlem Globetrotters con la racchetta in mano.

Un ballerino di break dance (strepitoso il suo balletto con Lokoli all’ultimo Roland Garros, da rivedere subito su Youtube!) su cui la Francia ripone grandi speranze. L’ultimo giocatore transalpino a vincere uno Slam è stato Yannick Noah nel 1983 a Parigi. Per caso trovate qualche analogia tra l’uomo con i dread nato a Sedan e il giovane Gaël?

Photo credit: Iev radin?/shutterstock.com