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FLASHBACK, FLASHFORWARD.

Pubblicato il 19 agosto 2014

Giusto dodici mesi fa, la domanda che circolava nel circus era semplice quanto pungente: Roger Federer avrà ancora voglia di giocare a tennis oppure dobbiamo prepararci al suo addio?
I dubbi sorgevano per due ragioni: la carenza di risultati dello svizzero e i suoi continui dolori alla schiena.

Nell’estate del 2013 l’uomo che ha riscritto molte pagine leggendarie del gioco della racchetta si trovava in una pessima posizione di classifica, senza nemmeno una finale dello Slam raggiunta in stagione (evento che non succedeva dal 2002). La frustrazione per i risultati non incoraggianti lo spinse anche a cambiare modello di racchetta, dopo oltre 11 anni di “servizio”. Una decisione che non portò nessun notevole cambiamento.
Agli US Open venne sconfitto da Tommy Robredo, contro il quale non aveva mai perso in carriera. Roger era in buona compagnia nella condivisione della “carenza di risultati”.
In campo femminile Maria Sharapova, dopo un discreto inizio di stagione e una finale persa al Roland Garros di Parigi per mano di Serena, stava cercando di trovare il bandolo della matassa.
Decise, un po’ a sorpresa, di iniziare una collaborazione professionale con Jimmy Connors, ex numero uno maschile degli anni ‘80. Un sodalizio che durò meno di un mese.
Dopo la sconfitta di Cincinnati da parte dell’americana Stephens la russa disse basta. “Jimmy è arrivato nel momento sbagliato nel posto sbagliato. Penso che quando lui sia arrivato, nel periodo post-Wimbledon, nessun allenatore al mondo avrebbe avuto successo nell’entrare nella mia testa”.
Parole e musica della siberiana, che decise di non partecipare all’ultimo Slam dell’anno per i problemi alla spalla. Per l’Italia il pre-US Open aveva regalato un Fabio Fognini in stato di grazia. La vittoria a Stoccarda e il successivo bis ad Amburgo avevano fatto sognare i colori azzurri.
L’arrivo sul cemento americano fu un brusco risveglio: sconfitta al secondo turno a Toronto, fuori al primo incontro sia a Cincinnati che a New York. Oggi tutto è cambiato.
Federer, battendo Ferrer nella finale di Cincinnati, è tornato un giocatore dominante. Ottantesimo titolo in carriera e sesto trionfo in Ohio, oltre alla sensazione di essere nuovamente il favorito a New York.
Con Nadal ai box e Djokovic ancora lontano dallo stato di forma ottimale, il 33enne campione elvetico parte con il vento in poppa.
Maria in finale non ci è arrivata ma il suo tennis è tornato quello di una volta. Quest’anno è tornata a vincere Parigi e ha tutta l’intenzione di fare il bis anche nella Grande Mela.
Purtroppo deve fare i conti con il ritorno di Serena, battuta in semifinale da Venus in Canada e vincitrice per la prima volta in Ohio poche ore fa.
Discorso a metà per Fognini. Il ligure è tornato nei primi venti del mondo ma ha subito una dura lezione dai Raonic nei quarti (complice anche un dolore fisico).

?Saprà regalarci una felice sorpresa a Flushing Meadows?