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Palline pesanti

Pubblicato il 16 maggio 2014

Ma dove va la femminilità?
La domanda è volutamente provocatoria ma senza velleità polemiche. Cosa c’è di diverso, oltre al tabellone, tra il torneo maschile e quello femminile?
A nostro avviso poco, molto poco.

Nelle ore in cui l’Italia si aggrappa a una semifinale azzurra grazie alla vittoria di Sara Errani sulla numero due del mondo Na Li, il panorama in gonnella, stilisticamente parlando, registra un’omologazione con i compagni maschietti che lascia più di un po' di amaro in bocca. Cerchiamo di spiegarci meglio. 
Tra allenamenti, scambi con i bambini per eventi benefici o promozionali e partite con in palio il trofeo, abbiamo visto colpire milioni di palline gialle a tutte le contendenti al titolo dello scorso anno di Serena Williams.
Risultato: il rovescio a una mano è introvabile quanto una margherita nei prati del Foro, le discese a rete (non di una giocatrice ma di tutte) si contano sulle dita di una mano, una demi-voleè non è ancora stata registrata sul referto dei punti.
Anticipiamo anche la prima osservazione, ovvero cosa c’è di diverso tra gli uomini.
La risposta è anche semplice: niente. Ma stiamo pur sempre parlando del gentil-sesso. Il calendario ci dà una mano per articolare meglio il pensiero.
Oggi spegne 43 candeline Gabriela Sabatini, una delle tenniste più importanti degli anni ’90. Argentina di passaporto ma di chiare origini italiane, al Foro Italico ha alzato per quattro volte la coppa della vincitrice. Ha cercato, durante la sua carriera, di contendere lo scettro di migliore a una tale Steffi Graf, una delle più grandi tenniste di tutti i tempi. Lo ha fatto da anti-diva (odiava infatti la notorietà) ma sempre con un tocco di femminilità.
Le sue discese a rete, i suoi movimenti e i suoi sorrisi hanno fatto breccia in tanti cuori, sportivi e non. Quando si ritirò, a soli 26 anni, aveva già intravisto la nuova generazione di colleghe in arrivo, prime tra tutte Monica Seles.
Ecco, da Monica in avanti il tennis in gonnella ha seguito lo spirito del “più tiro forte, meglio è”.
Al Foro, oggigiorno, questo credo è presente in ogni pallina colpita. Accantoniamo per un attimo Serena Williams e la sua potenza, così devastante da poter giocare a tennis con i primi trenta uomini ATP. Le altre la seguono sulla stessa linea: Sharapova, Jankovic, Ivanovic, Radwanska, Halep, persino la nostra Camila Giorgi, per voce del padre-coach, sono del club della pallina pesante.

Quando parliamo di femminilità non ci addentriamo in questioni stilistiche.
Sappiamo bene che Ana Ivanovic ha aspiranti-fidanzati in ogni angolo di Trastevere così come Grigor Dimitrov è uno degli uomini più invidiati al mondo per essere il fidanzato ufficiale di Maria Tiffany Sharapova.
Ma ci sarà un modo per tornare ad apprezzare gonnelle svolazzanti e non coulotte-maschili, abbandonare cappellini con visiera in piena notte romana, colpi con effetto o taglio senza grida di disperazione ad ogni rilascio di pallina? Insomma, tornerà sul circuito l’eleganza di Gabriela oppure tra poco troveremo in tabellone un Raonic con la maglietta rosa e gonnella che tira servizi a più di 200 km/h?

?Fate un piccolo gioco. Il tabellone di Roma, sorteggiato lo scorso sabato al Campidoglio, presentava 64 giocatrici. “Circolettate” quelle che non usano la pallina come arma da guerra per l’avversaria. Riuscite ad arrivare a cinque?