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IL TENNIS IN SALSA ZEN

Pubblicato il 9 aprile 2014

Dalle glorie di Indian Wells alla caduta di Monterrey, per concludere con un sorriso a 32 denti per la vittoria del suo Fabio nella sfida stellare contro Andy Murray per i quarti di finale di Coppa Davis a Napoli.

Non si è certo annoiata nell’ultimo mese Flavia Pennetta. La pugliese sta scalando le classifiche WTA e anche quelle dei rotocalchi rosa delle signore in attesa della piega dal parrucchiere. 

Se in America Flavia ha fatto notizia per la sua vittoria californiana, in Messico è uscita fin troppo presto contro la giapponese Kimiko Date-Krumm. Una sconfitta particolare, non tanto per il brutto match disputato nella capitale dello stato di Léon, bensì per le caratteristiche della sua avversaria: Kimiko infatti non è un nuovo astro nascente del tennis del Sol Levante bensì una “giovane atleta” di 43 anni.

La nativa di Kyoto ha vissuto una doppia-vita tennistica. Fa l’esordio nel circuito internazionale nel 1989 (a quell’epoca Flavia aveva solo 7 anni), un lento crescendo fino alla vittoria in terra nazionale al torneo di Tokyo nel 1992 che le permette di entrare tra le migliori venti al mondo. Qualche mese più tardi la consacrazione definitiva: vince il torneo di Sydney contro Mary Joe Fernandez, l’attuale allenatrice del team Usa sconfitto a Cleveland da Camila Giorgi&Co., e raggiunge le semifinali degli Australian Open, battuta solo dalla leggendaria Steffi Graf. 

Non ha avuto grande fortuna nelle seconde settimane degli Slam quando si è dovuta scontrare con delle vere specialista della superficie. A Parigi, sul rosso, si è dovuta inchinare alla spagnola Arantxa Sánchez Vicario; a Wimbledon, sull’erba, contro la ceca Jana Novotna. Nel 1996, quando era all’ottava posizione tra le migliori giocatrici in gonnella, decide misteriosamente di ritirarsi.

Un’assenza durata 12 anni. Poi, così come sorprese i tifosi dagli occhi a mandorla prima del Millennium Bug, decide di riallacciarsi le scarpe e tornare a calcare un campo di gioco. Nel 2009 in Corea vince il torneo di Seul risultando la seconda giocatrice più "anziana" ad imporsi in una tappa del circuito dopo l’americana Billie Jean King. Non partecipa solo ai tornei marginali per “fare punti o fare cassa”, si permette il lusso di battere in casa Maria Tiffany Sharapova e si arrende solo al quinto set contro Venus Williams ai Championship della City. 

Kimiko è una gemma rara all’interno del circuito. Incarna gli ideali olimpici di Pierre de Coubertin (l’importante è partecipare, non vincere) in un mondo fatto solo di successi. Lei ha deciso di mollare tutto non perché era in crisi con suo padre-allenatore, come successo alla Bartoli, nemmeno perché era a un passo da un crisi di nervi. Kimiko voleva allenare la sua anima dopo aver fatto tanti sforzi per il suo fisico.

Dodici anni in cui ha riscoperto la pace interiore, fatto maratone – una sua vera passione forse più della racchetta -, aiutato i volontari in Africa e insegnato tennis ai più piccoli. Poi il profumo della pallina e della rete le mancavano talmente tanto che ha deciso di ritornare, ma solo per divertirsi.

Non voleva scalare le classifiche come prima, nemmeno fare punti per guadagnarsi l’attenzione degli sponsor. Kimiko voleva semplicemente divertirsi, anche se sulla carta d’identità segnava 37 anni. Ora ne ha 43. Ma la voglia di giocare un altro 15 è ancora intatta.

Photo credits: Mai Techaphan / Shutterstock.com