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IL GRANDE FRATELLO DEL TENNIS

Pubblicato il 19 dicembre 2013

Può un ex numero 61 al mondo, come massimo best ranking, rivoluzionare il mondo del tennis? Se si chiama Gilad Bloom sì. 

Ecco che nei giorni in cui Sir Roger Federer corona il sogno da ragazzino, ovvero quello di allenarsi con uno dei suoi idoli che risponde al nome di Stefan Edberg, dagli Stati Uniti arriva la proposta innovativa di allenamento del’ex tennista di Tel Aviv.

La classica proposta rivoluzionaria: avanguardista ma al tempo stesso ricca di tanti punti di domanda. Si chiama Play Sight Smart Court, i “campi intelligenti”. Una tecnologia che mischia il nostro vecchio campo da tennis, un computer e cinque telecamere. Come se fossero tanti Hawk-eye sparsi per le righe del rettangolo. Play Sight registra tutto, come se fosse un Grande Fratello dell’allenamento, e fornisce in tempo reale, tutte le informazioni e le statistiche della sessione dall’allenamento o della partita.

In pratica, secondo l’idea di Bloom, non vi servirà più un maestro che vi dica che il vostro rovescio è sbilanciato su un lato del campo oppure che la vostra prima palla di servizio è troppo morbida per la risposta. Ve lo dirà un fredda macchina, con numeri e statistiche più familiari per un ragioniere piuttosto che per uno sportivo. Voi, a fine allenamento, oltre che risistemare la racchetta e le palline nella borsa dovete solo avvicinarvi a un chiosco-box (tipo quelli del caffè della macchinetta in pausa lavoro) e ritirare il vostro scontrino. Bloom e il suo socio, Chen Shachar, assicurano che tutti i numeri possono essere trasferiti su pc, tablet e smartphone. I numeri non vi lasceranno più soli.

Idea fantasiosa o tentativo disperato di novità-marketing? Entrambe. C’è però un primo, timido, apprezzamento di chi di tennis e di allenamenti si intende. È Nick Bollettieri, il proprietario e fondatore dell’omonima e famosa scuola americana. Dalla Florida sono passati in tanti, da Agassi fino a Sara Errani. Nick ha fatto dei metodi e della disciplina il suo credo. Certo, non fu apprezzato da molti nel circuito perché creava giocatori-robot. Era facile sentire questa frase sugli spalti dei tornei: “Guarda quel giocatore, sicuramente va all’Accadery di Bollettieri, da quella scuola escono tutti uguali”. 

Insomma. Agassi, Becker, Capriati, Courier, Enqvist, Errani, Haas, Hingis, Sampras, Seles, Sharapova, Williams. Diciamo che tra i campi di Bradenton è passato il meglio degli ultimi 30 anni di tennis.

Bene, Nick ha così commentato l’idea di Bloom: “Sono sempre stato scettico con la tecnologia ma questa proposta mi piace. Potrei farne uso in accademia, sia tra adulti che tra juniores”. Bloom avrà brindato a champagne dopo aver letto queste parole.

Champagne e installazioni. Sono già 8 gli Smart Courts disponibili nello stato di New York, 20 in cantiere e 4.000 (quattromila!) in previsione entro il 2018. Sbarcherà anche in Europa, sotto la Tour Eiffel. La Federazione francese ha deciso infatti di istallarne uno al Roland Garros all’inizio dell’anno, come buon proposito per il 2014. Curiosamente, anche un altro giocatore citato all’inizio dell’articolo investirà i 10.000 dollari necessari per il campo: è Stefan Edberg. Colui che ha palleggiato con Sir Roger in questi giorni non vede l’ora di utilizzarlo nella sua Academy in terra di Svezia. 

Bloom non cambiò il tennis da giocatore. Lo farà da innovatore?