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L’OROLOGIO DI WOO

Pubblicato il 4 ottobre 2013

Il cricket non ha nulla a che vedere con il tennis. Giocato principalmente nelle vecchie colonie di sua Maestà la Regina d’Inghilterra, è una versione modificata del baseball ma, mi raccomando, non andatelo a dire in India altrimenti vi prendono per un pazzo yankee.

Il cricket, sport incompreso da molti (regole e tradizioni non mancano per complicare la vita), ha una splendida e inusuale caratteristica: la pausa per il tè. In un test match – amichevole ufficiale – le due squadre si possono affrontare anche per diversi giorni consecutivi. Ogni giorno si giocano tre sessioni di partite, intervallate da due pause: una di 40 minuti per il pranzo e una di 20 minuti, appunto, per la bevanda in infusione tanto cara agli inglesi.

Gli spettatori sono consapevoli della dura infinita di una partita. Sanno che può terminare prima ma sono anche coscienti che questa posso prolungarsi nel tempo. Giocano per 5 giorni? Non proprio, tra una pallina e l’altra possono passare minuti e minuti. 
Anche gli spettatori di tennis sono così sfortunati? In parte.

Anche se in molti potrebbero desiderarlo, non possiamo aspettarci un allungamento delle partite maschili oltre il quinto set mentre, da più parti, si vuole spingere le donne verso la distanza lunga. Finali come quelle tra Nadal o Djokovic possono arrivare a durare anche 5 ore, 300 minuti di puro tennis ai massimi livelli. Ma è proprio così?

Il giornalista Stu Woo del Wall Street Journal ha voluto fare un esperimento per capire quale sia la percentuale di tempo effettivamente giocato in un incontro di tennis medio. Non è un calcolo semplice: gli intervalli di gioco, oltre a quelli stabiliti per il cambio campo, possono essere infiniti. Si passa dalle discussioni con i giudici, alla richiesta di palline prima di un servizio; dall’asciugarsi la fronte ad ogni punto anche se la temperatura non supera i 18 gradi, ai famosi tic scaramantici.

Nell’edizione 2012 degli US Open la durata media di un incontro fu di 2 ore e 44 minuti. 

Woo si è voluto sedere quest’anno sul suo seggiolino dell’Arthur Ashe non con un taccuino in mano bensì con un cronometro. L’incontro non era di quelli di cartello: lo scozzese Andy Murray da una parte e l’argentino Leonard Mayer dall’altra. La vittoria, come da pronostico, sorrise ad Andy. Durata dell’incontro? In media con l’anno passato: 2 ore e 41 minuti. Tempo effettivo di gioco: 26 minuti e 29 secondi! Fermando il cronometro ad ogni interruzione, come se fosse una partita di basket, per esempio – si è giocato solo il 16% del tempo. 

Non contento Woo è passato a vedere un doppio femminile. Sara Errani e Roberta Vinci affrontavano Daniele Hantuchova e Martina Hingis. Dai sorrisi iniziali alla stretta di mano finale passarono un’ora e 26 minuti. Le palline sono rimbalzate in campo, come gioco effettivo, per 16 minuti e 50 secondi, poco meno del 20% del totale.

Un po’ pochino, non trovate? E non c’è nemmeno la pausa per il tè delle cinque