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UNA SEDIA CHE SCOTTA

Pubblicato il 21 marzo 2013

John McEnroe li detestava apertamente e senza giri di parole. “Sono solo degli uomini frustrati perché volevano giocare a tennis ma non sono stati capaci di impugnare nemmeno una racchetta”. L’occhio di falco, il loro grande nemico (o amico?), è il nuovo compagno di viaggio del seggiolone. In una partita ricevono solo un applauso, quando ne pronunciano il nome prima dell’avvio del match. Poi, se va bene, nessun commento. Se va male, bordate di fischi. Com’è dura la vita per il giudice di sedia!

 

L’indispensabile arbitro di un incontro si trova oggi in mezzo al guado. Figura autoritaria e rispettabile nell’era tecnologica della moviola istantanea oppure semplice segnapunti del seggiolone, come ribattezzato da Tsonga l’anno scorso a Miami dopo una contestata partita contro Rafa Nadal? L’interrogativo non è di facile risoluzione. Nel circuito emergono, tra gli altri, due figure che possono aiutarci a decifrare l’evoluzione del ruolo del direttore di gara: Mohamed Lahyani e Eric Molina. Il giudice svedese di origini marocchine è un personaggio fuori dal comune. Ama essere protagonista e non figura secondaria; ama i grandi palcoscenici e si sottopone al giudizio degli atleti con chiamate spesso molto azzardate; non lasciò mai una volta il campo nelle interminabili 11 ore di tennis a Wimbledon tra John Isner e Nicolas Mahut. Ha un rigido protocollo da seguire, quasi una bibbia di piccoli comandamenti. Non socilizzare mai con i giocatori. 

 

In diversi casi capita di essere negli stessi alberghi – ha detto Lahyani – prendere l’ascensore insieme o l’autobus che porta ai campi. E’ importante essere educati ma equidistanti anche quando non si è in campo, solo così potrai essere rispettato. “Una volta sul terreno di gioco è importante parlare con loro e lasciarli sfogare quando sono un fiume in piena. Devono avere la sensazione di poter interagire con un essere umano e non un muro”. Il suo collega Eric Molina è forse il più famoso tra i non-giocatori. Catalano con un piccolo trascorso da atleta con la racchetta, è spesso circondato da ragazzi che gli chiedono un autografo. Laureato in pubblicità e vero poliglotta, crede nel ruolo del giudice di sedia e nel suo futuro come figura centrale del mondo del tennis. La partita più difficile? Non pensate alle finali degli Slam. 

 

I veri banchi di prova sono la Coppa Davis dove puoi incontrare palazzetti che sono una vera bolgia di tifo. Li sì che bisogna avere sangue freddo, passione, concentrazione e professionalità altrimenti ad ogni punto conteso sarà un inferno!