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Vittoria da Numeri Uno

Pubblicato il 28 gennaio 2013

Sono partiti da numero 1, hanno trionfato da numero uno. Tutti.

Il bilancio degli Australian Open 2013 è all’insegna dei migliori. Nole Djokovic per gli uomini, Victoria Azarenka per le donne, il duo-Bryan nel doppio uomini, le nostre Vinci-Errani nella coppia donne, partivano da favoriti. Accanto ai loro cognomi regnava il numero dei migliori, sulla carta. Bisognava “solo” portarlo a compimento sul terreno azzurro. Detto, fatto.

L’ultimo a vincere, in ordine cronologico, è stato il campione serbo. Dopo una maratona infinita (oltre 5 ore al 5°set) non priva di rischi contro Wawrinka nei quarti di finale, ha faticato molto meno per sbarazzarsi di Ferrer in semi e dello scozzese, numero 3 al mondo, Andy Murray nell’atto conclusivo. Perso il primo set, ha vinto il secondo al tie-break per poi “rilassarsi” con un 6-3, 6-2 nei successivi parziali. Ha dato prova, se mai ce ne fosse ancora bisogno, della sua solidità fisica e mentale.

E’ nella storia degli Australian Open. Quarto trionfo, gli ultimi tre consecutivi.
Incarna alla perfezione la tendenza attuale del tennis, non solo in campo maschile. Nemmeno un filo di grasso, muscoli ben definiti ma non eccessivi, personalità oltre misura. Questo fa del nativo di Belgrado una macchina ben rodata, pronta alle grandi distanze (vedi Wawrinka), capace di accelerrare quasi senza accorgersene (vedi Murray). Se fossimo nel ciclismo potremmo definirlo un “passista”: Dategli una strada dritta per 300km e lui la percorrerrà alla media dei 45km/h con pochi strappi. I rivali, per rimanere a ruota, dovranno pedalare senza sosta al suo stesso ritmo.

Il bilancio, tra i pantalonici colorati maschili visti in Australia, è così inquadrato:

– Murray: è l’unico a poter fronteggiare Djokovic in uno Slam da due settimane;
– Federer: immenso come sempre, sta pagando un po’ l’età e il cambio generazionale di
gioco. Nella finale ci sono state pochissime azioni di volo, segno che il difendere viene prima dell’attaccare;
– Nadal: saprà ritornare in questo Olimpo dopo la lunga assenza?

In campo femminile a trionfare è stato la bielorussa Victoria Azarenka contro la cinese Na Li. Seppur il tabellone possa mostrare una finale combattuta, non riesce ad evidenziare come sia stata una finale “brutta”. Statistiche alla mano è pur vero che si fronteggiavano la numero uno contro la numero 6. In realtà, media-televisioni e spettatori, avrebbero preferito assistere ad unn atto conclusivo tra Serena Williams e Maria Sharapova.

L’americana è stata eliminata da una sua sosia (da piccola): Sloane Stephens ricorda molto nelle movenze la prima Serena, anche se con meno forza esplosiva. La russa è stata sconfitta nettamente da Na Li in semifinale dopo aver affrontato un tabellone fin troppo “morbido” che non le ha dato la possibilità di testare la forza delle avversarie (e i suoi colpi).

In doppio non c’è storia: le nostre Vinci-Errani sono, al momento, le più forti. Così come i gemelli Bryan: 13simo Slam vinto in carriera, nessuno mai come loro.

Facciamo le valigie e salutiamo l’Australia. Uno Slam senza grandi sorprese, infuocato (temperature alla mano) come sempre. Vinto dai numeri uno.