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Una carezza tra corda e pallina

Pubblicato il 4 gennaio 2013

Il tennis si è trasformato.

È passato dalle gonnelline svolazzanti in pizzo ricamato, più simili alle tende di casa della nonna anziana che a un indumento sportivo, ai pantaloncini colorati tutti stretti in vita. Ha modificato uomini dall’eleganza sopraffina dei movimenti e dei colpi in giovanotti “bombe a mano”. È passato dalla racchetta di legno con poche corde a bolidi di carbonio e grafite.

Si dirà, “è il passare naturale del tempo”. Vero. Però ci ha lasciato un ricordo che solo i grandissimi esponenti del tennis sanno utilizzare al meglio: la demi volée.

Un colpo molto difficile; ci vuole tecnica ma anche grande sensibilità e delicatezza. Come una dolce pennella su una tela per il pittore. È un colpo per grandi attaccanti, capaci di scendere a rete e ritrovarsi – letteralmente – la pallina tra i piedi. Bisogna colpirla dopo averle fatto fare un veloce rimbalzo, quasi un inchino. È come se il ballerino dell’accademia chiedesse la mano alla sua damigella.

Come avete capito, nell’epoca attuale, “i galantuomini dell’Opera di Vienna” ovvero i giocatori capaci di esprimere un colpo così antico, sono rari. Ancor più difficile è segnare nel tabellino il punto vincente.

La tecnica e l’insegnamento possono aiutare ma realizzare una vera demi volée è istintivo. Una carezza tra corda e pallina. C’è poca distinzione tra diritto e rovescio. Per alcuni può risultare più semplice effettuarla come colpo incrociato, per altri è più naturale concepirla come colpo conclusivo d’attacco.

Per gli spettatori è una rarità da vedere. L’applauso, se vincente, dovrà essere doppio. Per il presente e per il ricordo del passato.