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Il gruppo spalla

Pubblicato il 28 settembre 2012

Era l’essenza del rapporto fra Adamo ed Eva. A chi una mela tentatrice (dannato serpente), a chi una racchetta e una pallina.

Il doppio misto ha rappresentato per anni il cocktail ideale forza-eleganza tra le righe dei campi in terra rossa ed erba verde. Come un martini shakerato e non agitato stile 007.

Non era facile trovare la coppia giusta (nel tennis come nella vita). Conoscersi non significava necessariamente star bene in campo. Essere entrambi destri o mancini poteva essere un ostacolo. Avere strategie diverse – chi per il gioco d’attacco, chi per la difesa ad oltranza della riga di fondo – poteva creare asimmetrie. Con un/una giocatore/trice che corre verso il punto e l’altro/a che correre verso la fine del campo. Due punti ad angoli opposti.

Poteva. Perché poteva? Perché il doppio misto sembra oggi uno sport-esibizione da mostrare ai tornei o agli appuntamenti come “riempitivo”. Un po’ come i gruppi spalla prima dei concerti e dell’arrivo della rock band. Eppure giocare uomini&donne è educativo: i maschi possono trattare meglio la racchetta, le donne possono guadagnare grammi di atleticità e muscolatura.

Diamo una speranza a questo gruppo spalla, non lasciamo che sia solo il Bono degli U2 (alias i tabelloni del singolo) a prendere tutti gli applausi e gli incassi del biglietto.

Forza, tanto che ci vuole a trovare la chimica giusta tra maschietti e femminucce.